Come raccontava la stampa americana il soccer negli anni 50 e 60? In questa prima puntata di Soccer and Newspapers ripercorriamo gli articoli di Sports Illustrated, dal primo pezzo sul calcio del 1954 alla nascita della NASL.
Il soccer negli anni 50 e 60, uno sport dimenticato
Uno degli aspetti più curiosi della storia del soccer USA è che per decenni sia rimasto uno sport sconosciuto ai più. Eppure milioni di emigranti erano arrivati dal vecchio mondo in cerca di una vita migliore. Le loro comunità erano sparse in ogni angolo degli Stati Uniti e avevano fondato decine di club, spesso con l’origine etnica mostrata con orgoglio nel nome. Nonostante questo, la quasi totalità degli americani ignorava o snobbava il calcio.
Il soccer a stelle e strisce ha avuto comunque i suoi momenti di gloria. Il primo è la clamorosa vittoria sull’Inghilterra ai Mondiali del 1950. Gli Stati Uniti possono vantare anche la seconda competizione per club più antica del mondo dopo la FA Cup: la U.S. Open Cup, da qualche anno intitolata a Lamar Hunt, grande mecenate dello sport americano scomparso nel 2006. E a proposito di club etnici, proprio in Open Cup i Chivas USA furono eliminati ai rigori da una squadra amatoriale fondata da oriundi italiani, il Dallas Roma F.C.
1954: Sports Illustrated scopre il soccer
Il primo periodico sportivo importante a occuparsi di questo sport dimenticato fu Sports Illustrated. Nel 1954 la rivista cita per la prima volta il soccer, nel tentativo di darsi un respiro più internazionale. L’occasione è la finale dei Mondiali in Svizzera, vinta 3-2 dalla Germania Ovest sull’Ungheria di Puskás.
In quegli anni, quando si parla di calcio, la rivista cita spesso i paesi del blocco socialista. Forse questo taglio si rivelò un boomerang. In piena guerra fredda il soccer finì per essere identificato come uno sport comunista, e per questo fu emarginato dai media e perfino dai programmi sportivi delle scuole. Un macigno che per decenni pesò sulla diffusione dello sport più bello del mondo nel paese che gli era più ostile.
College soccer e calcio britannico
Negli anni ’50 Sports Illustrated pubblica i risultati del college soccer, ma dà molto più spazio agli eventi internazionali, come Olimpiadi e Mondiali, e al calcio britannico, sottolineando le folle delle finali di FA Cup e delle grandi partite.
I giornalisti che hanno l’ingrato compito di raccontare uno sport sconosciuto si fanno sempre la stessa domanda, quasi un mantra. Perché lo sport che in Inghilterra e in America Latina porta negli stadi centomila persone, e conta quanto in America conterà il Super Bowl, negli Stati Uniti non suscita il minimo interesse?
Un articolo che fotografa bene l’epoca è quello di Gerald Holland del 29 novembre 1954, sul pareggio 1-1 tra la squadra della U.S. Navy e quella delle forze armate. Ogni tanto la rivista racconta battaglie senza gloria sui campi universitari, quasi a ricordare che anche negli USA il soccer esiste, almeno a livello scolastico e amatoriale. Qualche trafiletto è dedicato alle tournée americane dei grandi club europei e sudamericani, mentre ampio spazio va al calcio professionistico all’estero, dove spesso il soccer fa da padrone.
Perché gli americani snobbano il soccer? L’inchiesta del 1955
Il 28 novembre 1955 Jimmy Jemail firma un articolo molto interessante. La domanda è sempre la stessa: perché tra gli USA e il resto del mondo c’è una differenza così netta quando si parla di calcio? A rispondere sono allenatori e giocatori delle leghe universitarie e Jack Flamhaft, presidente della American Soccer League, una lega che nonostante il nome era amatoriale e presente solo sulla costa est.
Le risposte sono le più varie. C’è chi cita la concorrenza degli sport tradizionali americani, mentre il soccer è visto come uno sport “straniero”. C’è chi accusa i media di non promuovere il gioco. C’è chi indica la mancanza di uno sbocco professionistico, che spinge i giovani verso altre discipline. Qualcuno fa notare che la stagione del soccer si sovrappone a quella del football, che le regole sono poco conosciute e molto diverse da quelle degli sport americani, e che per piacere agli yankee bisognerebbe segnare più gol.
La risposta migliore arriva da Bob Hennessy, capitano della squadra della University of Pennsylvania: “Football, baseball e basket sono ormai radicati nella mentalità sportiva americana. Il soccer è visto come un vecchio gioco straniero, anche se in realtà è internazionale. Oggi si comincia a praticarlo nelle scuole, e più scuole e università lo praticheranno, più diventerà popolare”.
Le risposte di college e federazione
Augusto Costa della Purdue University e il cadetto James F. Pitney della Naval Academy gli fanno eco. Puntano il dito sulla scarsità di allenatori e di giornalisti competenti, una delle cause del disinteresse dei giovani.
Chiude Nelson S. Walke, presidente dell’associazione calcistica intercollegiale, della Brooklyn University: “Il soccer deve competere con i grandi sport americani. Un tempo solo lo Springfield College lo includeva nei programmi sportivi, e per questo mancavano gli allenatori. Ora le scuole cominciano a inserirlo nei programmi di educazione fisica, e sta diventando più popolare”.

Pelé all’aeroporto di Schiphol, ad Amsterdam, nel 1962. Foto: Joop van Bilsen / Anefo (Nationaal Archief), Wikimedia Commons (CC0)
Il soccer nelle scuole e i grandi campioni
Proprio il valore educativo del soccer diventerà uno dei cavalli di battaglia di Sports Illustrated per farlo accettare agli sportivi americani. La rivista pubblica spesso articoli sul bisogno dei ragazzi di fare sport e su come il calcio faccia bene alla salute, presentandolo come una delle migliori discipline almeno a livello scolastico.
Non trascura però gli eventi internazionali e i grandi campioni, come il sovietico Lev Yashin, forse il miglior portiere di tutti i tempi, e l’inglese Sir Stanley Matthews, che a 41 anni giocava ancora in prima divisione con lo Stoke City.
Gli ultimi grandi eventi internazionali raccontati dalla rivista negli anni ’50 sono due. Il primo è la tragedia di Monaco del 6 febbraio 1958, quando l’aereo del Manchester United si schiantò al terzo tentativo di decollo dall’aeroporto di Riem. Il secondo, pochi mesi dopo, è il primo Mondiale vinto dal Brasile, con un Pelé ancora minorenne e ignaro della missione che lo attendeva nel 1975.
1959: l’annuncio della International Soccer League
Il passaggio dagli anni ’50 ai ’60 avviene idealmente il 9 novembre 1959, con la lettera di un certo Alfredo Rosenbaum. Il lettore si lamenta dello scarso spazio dato al calcio dalla sua rivista sportiva preferita.
La redazione risponde subito. Riconosce le differenze tra gli Stati Uniti e il resto del mondo in fatto di sport professionistici e ricorda che il soccer aveva vissuto un boom negli anni ’20, senza però diventare mai uno sport di massa. Soprattutto, con quello che possiamo considerare uno scoop, annuncia per la prima volta la nascita della International Soccer League.
L’aveva voluta l’uomo d’affari americano William D. Cox. Dal 1960 al 1965, con alterne fortune, organizzò a New York e non solo amichevoli di livello tra squadre europee e sudamericane. In alcune edizioni, come nel 1960, 1961 e 1965, partecipò anche una selezione, per così dire, All Stars delle leghe semiprofessionistiche americane. Gli storici la considerano il primo vero tentativo di creare una lega professionistica di calcio negli USA.
I primi anni 60: poco sembra cambiare
Gli anni ’60 si aprono con lo sguardo rivolto al calcio inglese, alle sue decine di migliaia di tifosi devoti e agli stipendi che avrebbero fatto gola a molti atleti americani. All’epoca, a parte le grandi star, anche gli sportivi delle leghe professionistiche più affermate dovevano spesso lavorare quando i campionati si fermavano. C’è poi la copertura delle mitiche Olimpiadi di Roma 1960. Ma nei primi anni del nuovo decennio poco sembra cambiare.
Nel 1962 la rivista dà spazio ai Mondiali in Cile, ma sul fronte interno tutto resta com’era. La International Soccer League, che qualche anno prima la redazione aveva salutato con la speranza di accendere l’interesse per il soccer, sembra non esistere.
Nel 1963 tocca a Glasgow finire sulle pagine della rivista, per un fanatismo calcistico che nasconde tensioni politiche e religiose e sfocia nella violenza. Nulla di nuovo sotto il sole, ma gli americani non lo capiscono. Forse articoli del genere rendono il calcio ancora più straniero agli occhi dell’americano medio, ma il dovere di un giornalista resta raccontare la verità. Nel 1964 arrivano le Olimpiadi di Tokyo, e ancora una volta l’attenzione va alla finale di FA Cup a Wembley e alla folla che la segue.

Il Downing Stadium di Randall’s Island, a New York, sede delle partite della International Soccer League negli anni 60 (foto del 1990 circa). Foto: Newyorkbob, Wikimedia Commons (CC BY-SA 2.5)
La svolta del Mondiale 1966
La svolta arriva con la Coppa del Mondo 1966. L’Inghilterra vince in casa la sua prima, e finora unica, Coppa Rimet, battendo 4-2 la Germania Ovest di un giovanissimo Beckenbauer, anche grazie al famoso gol fantasma di Geoff Hurst. La finale viene trasmessa anche negli USA e ottiene ascolti inaspettati.
Sports Illustrated registra il cambiamento il 16 gennaio 1967, anche se con una frase infelice. Il futuro commissioner della United Soccer Association (USA), allora vicepresidente dei Los Angeles Dodgers, sfoggia tutta la sua ignoranza in materia: “Non so nemmeno quanti uomini ci siano in una squadra di calcio”.
Real football gets its big chance
Pochi mesi dopo, il 27 marzo, Martin Kane pubblica l’articolo “Real football gets its big chance“. Kane prevede un futuro roseo per il soccer: dopo la finale tra Inghilterra e Germania, importanti uomini d’affari hanno visto nel calcio una possibile fonte di guadagno e un modo per riempire gli stadi quando MLB e NFL sono ferme. L’articolo racconta anche le divisioni tra le cordate che, invece di unirsi, daranno vita a due leghe rivali.
Altri articoli accolgono con scetticismo la decisione della CBS di trasmettere le partite della nuova lega professionistica. Come ogni novità, la scelta fa discutere, ma ormai la svolta è compiuta: Sports Illustrated parlerà finalmente del soccer USA. Qualcuno crede, sbagliando, che il calcio sia già entrato nell’olimpo dei “big four”. Ci vorranno più di tre decenni, ma quello fu certamente il primo passo per far conoscere il soccer agli americani, che fino ad allora non ne avevano quasi mai sentito parlare.
1967: NPSL e USA, le due leghe rivali
Il 24 aprile esce l’articolo “Kick off in a Babel of booters”, il resoconto della prima partita di calcio professionistico giocata negli USA dagli anni ’20, con una grande copertura televisiva della CBS. Il soccer entra nel riepilogo settimanale degli sport e i lettori scrivono alla redazione: qualcuno esprime perplessità sul nuovo sport, altri sono felici che il calcio professionistico sia finalmente arrivato in America. Da giugno, oltre al riepilogo della NPSL, trova spazio anche la lega rivale USA, quella riconosciuta dalla federazione.
Il 28 agosto 1967 esce “I want my bloody game back” del gallese Derek Morgan, emigrato negli USA. Morgan si scaglia contro i tentativi di americanizzare il calcio e solleva temi che negli anni successivi faranno molto discutere. Critica anche lo scarso livello delle squadre messe insieme in fretta e furia, già bersaglio dei commenti caustici del nordirlandese Danny Blanchflower.
La necessità della fusione
A fine campionato è chiaro che, per sopravvivere e salvare il calcio professionistico, le due leghe devono fondersi. Per ora però i tentativi naufragano. Un trafiletto pubblicato subito dopo la fine della stagione giudica dannosa la mancata fusione, ma vede buone prospettive per il soccer: Atlanta ha avuto una media di 7.000 spettatori a partita, pur senza legami con il territorio né un retroterra etnico.
Le partite trasmesse dalla CBS hanno poco appeal, il pubblico negli stadi non basta a generare utili e la qualità del gioco non è eccelsa. In più Sports Illustrated pubblica due articoli sulla violenza degli hooligan inglesi e su altri episodi in giro per il mondo, dalla Turchia al Brasile passando per l’Italia, fino a una rissa allo Yankee Stadium. Sembra quasi un’accusa al calcio di portare violenza e isteria, cose estranee alla cultura sportiva americana.
1968-69: la NASL e la grande crisi
Prima della nuova stagione, i riepiloghi raccontano il giro del mondo dei Dallas Tornado di Bob Kap, in tournée per amalgamarsi in vista del campionato. Il 15 gennaio 1968 esce “Fierce holy war in a violent city”, sulle tensioni di Glasgow. Il 15 aprile parte la prima stagione della NASL, ma a parte i soliti riepiloghi i giornalisti della rivista non sembrano occuparsene davvero.
Il 22 luglio arriva la notizia che il Santos di Pelé, in tour negli USA, ha perso 2-1 contro i Cleveland Stokers e 5-3 contro i New York Generals. Quelle vittorie alzano il morale nella lega, e il successo di pubblico suggerisce una strada: per sopravvivere la NASL dovrebbe organizzare amichevoli di cartello, così da finanziare il campionato in attesa che col tempo attiri appassionati e diventi redditizio.
Sembra assurdo, ma per molto tempo negli USA la situazione fu proprio questa: campionati mediocri, con un seguito scarso o inesistente, e accanto amichevoli con club internazionali capaci di portare allo stadio anche 40.000 persone.
Le finanze in rosso della NASL
Una settimana prima della doppia finale tra San Diego e Atlanta, nella rubrica “Scorecard” compare un paragrafo intitolato “Foreign Affairs”. Racconta la disastrosa situazione finanziaria delle squadre NASL, che devono affrontare pesanti perdite per la quasi totale assenza di pubblico.
Gli Atlanta Chiefs minacciano di lasciare la lega, e anche Chicago, con appena 2.000 spettatori a partita, è in difficoltà. Molte franchigie però pensano di restare, nonostante il probabile addio di Atlanta, che invece sarà una delle poche squadre a non fallire. Contano sugli ottimi incassi delle amichevoli con squadre straniere e sull’interesse dei giovanissimi, con il fiorire delle leghe giovanili e gli articoli sportivi che vanno a ruba.
Ancora una volta emergono le contraddizioni del soccer USA: grande pubblico per le squadre straniere, passione dei più giovani, ma nessuna base capace di sostenere un vero campionato professionistico. Una contraddizione risolta solo alla fine degli anni ’90, con la nascita della Major League Soccer.
Intanto il soccer sembra sparito dal radar del giornalismo sportivo. Perfino il calcio inglese interessa solo per l’ondata di violenza che lo travolge, in pieno boom degli skinhead. Nulla viene spiegato sulla situazione della NASL e sui fallimenti a catena che hanno lasciato in vita solo cinque squadre. Senza contare i California Clippers e i Cleveland Stokers, diventati squadre indipendenti che giocano solo amichevoli di prestigio, e i Chicago Mustangs, passati alla semiprofessionistica N.S.L., lega di Chicago e dintorni.
1969: la NASL a cinque squadre
Nel riepilogo del 2 giugno 1969 compaiono appena due righe: il Wolverhampton Wanderers, nei panni dei Kansas City Spurs, ha vinto la prima NASL International Cup battendo 5-0 l’Aston Villa, che rappresentava gli Atlanta Chiefs. Nei numeri successivi lo spazio dedicato al calcio cala ancora. L’8 settembre 1969 la rivista annuncia la vittoria dei Kansas City Spurs, l’unica volta nella storia di una lega professionistica di prima divisione in cui il titolo fu assegnato senza playoff.
Kyle Rote Jr., la speranza americana
Il 22 settembre il soccer USA ottiene finalmente uno spazio ampio, dedicato ai giovani dei college. Il protagonista è Kyle Rote Jr., promettente giocatore universitario, figlio di un campione di football, che aveva scelto il calcio e sarebbe presto diventato la prima soccer star americana.
Quell’articolo fa da ponte tra le speranze deluse degli anni ’60 e i primi anni ’70. In quel decennio l’insegnamento del calcio ai più giovani e la crescita di talenti americani porteranno il soccer, passo dopo passo, nell’immaginario degli sportivi a stelle e strisce.
Si chiude così la prima puntata sul soccer negli anni 50 e 60 raccontato da Sports Illustrated. Nella prossima si passa agli anni 70, l’epoca di Pelé e dei Cosmos.
Fonti: gli articoli citati sono pubblicati da Sports Illustrated e consultabili nell’archivio storico SI Vault.
Soccer and Newspapers: tutte le puntate
- Parte I: il soccer negli anni 50 e 60 (stai leggendo)
- Parte II: il soccer negli anni 70
- Parte III: il soccer negli anni 80
- Parte IV: il soccer negli anni 90

