Il Soccer Usa all’anno zero
Il 1984 è come molti sanno l’anno zero del soccer Usa, tra la delusione di non aver avuto dalla FIFA l’organizzazione della Coppa del Mondo 1986 nonostante le pressioni di Steve Ross dei Cosmos e dei vari sponsor americani e i buoni auspici di Kissinger, il fallimento del progetto Team America di un anno prima, e dulcis in fundo la fine della NASL dietro l’angolo. Tuttavia rimane sul tavolo il torneo di soccer olimpionico. Capo della USSF è Alan Rothenberg, la stessa persone che sarà cruciale un decennio più tardi della riuscita del mondiale Usa ’94 e a cui si deve sia l’assegnazione di quell’edizione decisa nel 1988 dalla FIFA anche grazie al torneo olimpico che la nascita della MLS. Le squadre qualificate sono sedici con tre ripescaggi visto la cortesia restituita dal blocco socialista agli americani dopo che quattro anni prima americani ed altri paesi avevano disertato le olimpiadi di Mosca 1980 per protestare contro l’invasione dell’Afganistan, per cui la Germania Ovest sostituisce la Germania Est, l’Italia sostituisce la Cecoslovacchia e il posto dell’Urss viene preso dalla nazionale norvegese.
La nazionale Usa ai nastri di partenza
La panchina degli Usa è ancora affidata al greco Alketas Panagoulias nonostante la mancata qualificazione al Mundial 1982, ed il pessimo piazzamento del Team America nella NASL nel suo unico anno di vita. Rispetto alle edizioni precedenti è stata finalmente aperta la strada agli atleti professionisti, anche per competere contro il blocco socialista che anche dal punto di vista sportivo dà molto filo da torcere al cosiddetto mondo libero. Gli Usa non partecipavano ad un torneo olimpico dal 1972, anno delle tragiche olimpiadi di Monaco di Baviera insanguinate dal terrorismo di matrice islamica. Il blocco della nazionale è rappresentato da giocatori di New York Cosmos, San Diego Sockers, alcune squadre indoor e tre ragazzi provenienti dal college alcuni dei quali scenderanno in campo. I giocatori più titolati sono ovviamente Ricky Davis e Steve Moyers ma meritano menzione anche il portiere David Brcic, Hugo Perez che dieci anni più tardi sarà presente ad Usa ’94, ed il difensore Kewin Crow che sarà presente ai giochi panamericani del 1987 ed alle olimpiadi di Seoul 1988.
Gli stadi prescelti per la competizione
Il Comitato Olimpico Internazionale ha chiesto ed ottenuto dalla FIFA che le nazionali di UEFA e CONMEBOL costituiscano le nazionali olimpiche con giocatori che non hanno ancora esordito in nazionale per rendere il torneo più competitivo. Gli stadi scelti per la competizione sono quattro: Il Rose Bowl di Pasadena, dove dieci anni dopo la nazionale italiana perderà ai rigori la finale di Coppa del Mondo, e tre stadi di college, ovvero l’Harvard Stadium di Boston dell’omonima prestigiosa università, il Navy-Marine Coprs Memorial Stadium di Annapolis nel Maryland, di proprietà dell’accademia della marina militare statunitense, e lo Stanford Stadium in California
Comincia il torneo
Il 29 Luglio 1984 gli Usa scendono in campo contro una Costarica ancora lontana, come gli Usa del resto, dal suo imminente ruolo di potenza continentale ma con in formazione due calciatori che resteranno negli annali della storia a Italia ’90, il difensore Chavarria e il centrocampista Cayasso. La partita si svolge allo Stanford il 29 Luglio 1984 in uno stadio inaspettatamente gremito fino a contenere circa 78000 spettatori. Gli Usa scendono in campo schierando Brcic in porta, Savage (degli Hollywood Suns, militanti nella seconda divisione USL), Canter, Crow e Durgan, mentre il cantrocampo è composto da Davis, Fox e DiBernanrdo. Le tre punte sono Moyers, Willrich e l’universitario Hooker proveniente dalla UCLA. L’ex Cosmos Ricky Davis apre le danze al primo minuto, il raddoppio di Jean Willrich è al 35’ del primo tempo mentre il sigillo finale è ancora una volta posto da Davis all’86’. Il 31 Luglio gli Stati Uniti affrontano a Pasadena l’Italia Olimpica e schierano Brcic, Thompson, Savage, Kapp, Crow in difesa, DiBernando, Perez,Willrich e Davis a centrocampo e in attacco Moyers e Borja. L’italia risponde con Tancredi, F. Baresi, Tricella, Ferri, Viercwood, Nela, Battistini, Bagni, Fanna, Iorio, Serena. Anche se non si tratta della nazionale campione del mondo pur se oramai decotta e fresca di mancata qualificazione ad Euro ’84, questa formazione olimpica aveva comunque al suo interno parecchi giocatori interessanti, primi fra tutti Baresi, Viercwood, Bagni, Serena e gli imminenti vincitori dello scudetto 1985 con l’Hellas Verona Tricella, Fanna e Iorio. La partita ovviamente ha un altro ritmo con gli Usa che cercano prevalentemente di difendersi come durante l’amichevole di poco tempo prima finita con un risultato ad occhiali, risultato che stavolta essendo una gara olimpica sarebbe preziosissimo, ma purtroppo la vittoria arride all’Italia grazie ad una vittoria di misura con goal di Pierino Fanna. L’affluenza per quella partita sarà di 63000 persone.
La triste conclusione
Resta da giocare la partita contro l’Egitto, che anche per via di questioni politiche si preannuncia molto tesa. Il momento della verità è il 2 Agosto 1984 ancora una volta allo Stanford Stadium Panagoulias manda in campo Brcic, Thompson, Savage, Durgan, Crow, Davis, Perez, DiBernardo, Willrich, Moyers e Borja. L’Egitto è a pari degli Usa e non ci sta a perdere e per quella partita schiera ben sette difensori. 54000 spettatori assisteranno ad un inutile pareggio che per via di una migliore differenza reti farà si che gli Usa vengano eliminati nella prima fase a gironi deludendo gli addetti ai lavori i quali speravano in una buona affermazione della nazionale a stelle e strisce per far si che gli appassionati di sport si riavvicinassero alla morente NASL così da salvarla ma purtroppo le stelle si erano allineate in modo che tutto che il mondo del soccer Usa fino a quel momento conosciuto crollasse rovinosamente per ripartire da zero. Per la cronaca il risultato si sblocca nei primi minuti del primo tempo con Thompson che illude la squadra di casa all’8’ ma gli egiziani non stanno a guardare e al 27’ Emad Souleiman pareggia i conti. Inutili gli attacchi della nazionale a stelle e strisce che cerca inutilmente di assaltare Fort Apache. Il risultato resta un pareggio che come già detto termina le ambizioni degli Usa e manda avanti l’Egitto.
La conclusione del torneo
Quello che accadde però fu che le partite ad eliminazione registrarono un’affluenza media di 60000 spettatori a partita, questo nonostante il quasi totale oscuramento del torneo calcistico da parte delle televisioni americane. Nelle semifinali il Brasile batté l’italia per 2-1 davanti a 83642 spettatori a Palo Alto mentre la Francia ebbe ragione della Jugoslavia al Rose Bowl di Pasadena in uno stadio quasi completamente pieno, addirittura 97451 paganti. Le due finali videro la Jugoslavia conquistare il Bronzo a spese dell’Italia per 2 -1 a Pasadena con un’incredibile affluenza rimasta negli annali, 100374, mentre la finale per la medaglia d’oro si svolse sempre al Rose Bowl dove la Francia si laureò campione olimpico battendo per 2-0 il Brasile con uno stadio pieno in ogni ordine di posti segnando il record ancora persistente di 101799 spettatori paganti.
Alcune considerazioni
Questo fu un evidente segno che nonostante la brutta situazione della NASL, che sarebbe fallita di lì a poco, e lo stato non esaltante della nazionale Usa, che avrebbe mancato anche le qualificazioni a Messico ’86, gli americani non avevano voltato le spalle allo sport più bello del mondo, semplicemente la lega pro soccer era stata gestita in modo sbagliato non generando tra le altre cose eroi americani salvo rare eccezioni, ma il successo generato dal torneo calcistico delle olimpiadi fece si che quattro anni più tardi la FIFA ricompensasse gli Usa con l’organizzazione della Coppa del Mondo 1994, che segnerà la fine del decennio buio.
Qualificazioni Messico ’86
Dopo il deludente cammino olimpico, la nazionale americana cominciò il torneo di qualificazione ai mondiali il 29 Settembre 1984 con un deludentissimo pareggio contro le assai modeste Antille Olandesi con un risultato ad occhiali. Il ritorno vide gli Usa vincere 4 -0 a St Louis, una delle culle del soccer Usa per 4 reti a 0 con marcature di Coker, che firmò una doppietta, Kapp e DiBernardo, davanti a soli 12000 spettatori. Certamente l’avversario era modesto ma questa affluenza modesta metteva ancora una volta in mostra il problema. Gli americani hanno sempre saputo distinguere il soccer di qualità da quello più scadente e non si riconoscevano nella nazionale di casa perché non la ritenevano competitiva. In più la fine della NASL e l’affermarsi della lega indoor MISL aveva creato un altro problema. Essendo il gioco indoor molto diverso da quello più conosciuto, molti giocatori non erano più in grado di giocare outdoor comportando così un ulteriore arretramento del livello del gioco e dell’ USMNT, forse l’unica squadra outdoor conosciuta dopo la fine della NASL e dei Cosmos. Prima di continuare le qualificazioni gli Usa sostennero alcune amichevoli, e il 9 Ottobre stendono El Salvador a Los Angeles con reti di Davis, Ladoceur e Hooker, mentre tre giorni dopo è la Colombia a soccombere di misura grazie a una rete di Coker. Forse per via dell’ingente numero di latinos in California la media spettatori in entrambe le occasioni è superiore ai 25000 spettatori. Il 14 Ottobre però il modesto Honduras riporta gli yankees sulla terra schiantandoli per 4 -0. Va meglio a Città del Messico il 17 Ottobre dove sebbene la nazionale di casa prevalga il risultato è un onorevole 2- 1 con rete della bandiera di Perry Van Der Beck. Il 30 Novembre e il 2 Dicembre il programma annuale termina con duplice sfida contro l’Ecuador, certamente non una nazionale titolata ma pur sempre membro del Comebol, la federazione calcistica sudamericana. Il primo incontro a New York termina a reti inviolate mentre a Miami davanti a soli 4000 spettatori va in scena un altro pareggio per 2- 2 con reti per gli americani di Ladouceur e Sharp. Le qualificazioni per il mondiale messicano sembravano a portata di mano, tenuto conto anche del fatto che essendo il Messico paese ospitante, un pericoloso contendente non sarebbe stato un ostacolo per le qualificazioni, ma come sappiamo così non fu per via della sconfitta maturata nel 1985 ad opera della nazionale costaricana posticipò le qualificazioni degli Usa ad una fase finale di un mondiale di altri quattro anni facendo si che si qualificasse il Canada per la prima volta nella sua storia.
Panagoulias era all’altezza?
La federazione avrebbe forse dovuto rimuovere Panagoulias dall’incarico dopo i fallimenti del Team America (anche se non fu del tutto colpa sua) ma ancora una volta i dirigenti peccarono di provincialismo. Probabilmente non avevano idea di chi mettere al suo posto essendo gli allenatori americani quasi inesistenti a livello professionistico, e se oggi ancora vengono mosse certe accuse agli allenatori dei college, possiamo immaginare che al tempo la situazione fosse ancora peggiore. Panagoulias non aveva un bagaglio di esperienza tale da giustificare la sua posizione avendo allenato solamente i Greek-Americans di New York, squadra amatoriale militante nella ASL di allora, ed in Europa era stato vice allenatore ed allenatore della nazionale ellenica, che per qualificarsi a un mondiale avrebbe dovuto aspettare il 1994 essendo al tempo una squadra modestissima, così come a livello di squadre di club la vittoria del campionato greco del 1981 con l’Olympiacos era un po’ poco come portfolio. Dopo l’ulteriore fallimento registrato alle qualificazioni al Mundial messicano, la USSF finalmente rimuove l’allenatore greco per rimpiazzarlo con un nuovo commissario tecnico già nello staff tecnico della nazionale che darà il suo contributo alla rinascita del soccer e della nazionale Usa, il suo nome é Lothar Osiansder.


