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Le meteore della NASL: quali squadre sono sparite dal soccer USA?

Dai Pittsburgh Phantoms ai Jacksonville Tea Men: le franchigie durate poco, chi ci giocava e perché fallirono

di Dario Torrente
Le meteore della NASL: le squadre sparite del soccer USA tra anni Sessanta e Ottanta
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Le meteore della NASL sono le franchigie del soccer professionistico nordamericano – nella NASL e nelle due leghe che la precedettero nel 1967, USA e NPSL – sparite dopo una o poche stagioni: dai Pittsburgh Phantoms ai Jacksonville Tea Men, passando per Team Hawaii, Las Vegas Quicksilvers e Memphis Rogues. Fallirono per pochi spettatori, perdite economiche, errori di gestione o perché quelle città non erano ancora pronte per il soccer.

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Perché parlare delle meteore della NASL

Questo articolo è una panoramica sulle meteore della NASL e delle due leghe ad essa antecedenti, USA e NPSL, che dopo un solo anno si fusero dando vita alla lega tuttora più conosciuta al mondo quando si parla di soccer USA. L’obiettivo è far conoscere anche un altro lato del soccer a stelle e strisce: quello delle squadre durate pochi anni senza lasciare un segno, fallite per scarsità di pubblico, incapacità manageriale o semplicemente perché i tempi non erano maturi, in aree dove non c’era (e in alcuni casi ancora non c’è) una comunità di appassionati abbastanza numerosa da creare un mercato per lo sport più bello del mondo.

È un interessante metro di paragone con i tempi moderni: ci fa capire quanto fossero diversi allora i parametri di scelta degli investitori e quanti errori siano stati commessi, errori dai quali l’odierna MLS ha imparato molto. Sono le ombre di quel periodo, in netto contrasto con il mito dei Cosmos e delle star come George Best, Johan Cruyff e Franz Beckenbauer. Dando ragione a quei discepoli di Freud secondo cui l’apprendimento per trauma è spesso il migliore – e, come dicevano gli antichi romani, errare humanum est, perseverare diabolicum – cominciamo questa carrellata in pillole sulle meteore del soccer d’antan.

Le meteore della NASL in sintesi

Squadra Lega Anni Stadio Media spettatori Che fine ha fatto
Pittsburgh Phantoms NPSL 1967 Forbes Field 3.122 Chiusi a fine stagione
San Francisco Golden Gate Gales USA 1967 Kezar Stadium 5.422 Chiusi, la proprietà rileva Vancouver
Vancouver Royal Canadians USA / NASL 1967–1968 Empire Stadium 7.019 → 6.197 Chiusi dopo il 1968
San Antonio Thunder NASL 1975–1976 Alamo Stadium 4.412 → 5.064 Trasferiti alle Hawaii
Team Hawaii NASL 1977 Aloha Stadium 4.550 Diventano Tulsa Roughnecks
Las Vegas Quicksilvers NASL 1977 Sam Boyd Stadium 7.092 Diventano San Diego Sockers
California Surf NASL 1978–1981 Anaheim Stadium 11.171 (1978) Falliti a fine 1981
Memphis Rogues NASL 1978–1980 Liberty Bowl Memorial Stadium 8.708 → 9.864 Diventano Calgary Boomers
Calgary Boomers NASL 1981 – 10.501 Chiusi dopo un anno
Jacksonville Tea Men NASL / ASL / USL 1980–1984 Gator Bowl Stadium 9.507 (1981) Campioni ASL 1983, poi falliti

Pittsburgh Phantoms (1967): l’unico tentativo di Pittsburgh

I Pittsburgh Phantoms nascono nel 1967 con la NPSL, lega professionistica non riconosciuta da USSF e FIFA, e vengono assegnati alla Eastern Division assieme a Baltimore Bays, Atlanta Chiefs, New York Generals e Philadelphia Spartans. Di quel sodalizio si sa che giocava al Forbes Field, casa dei Pittsburgh Pirates, e che terminò il campionato NPSL ’67 all’ultimo posto della conference con 7 vittorie, 10 pareggi e 14 sconfitte.

L’attacco era tra i migliori della lega, con 59 gol all’attivo, ma la difesa era il punto debole: 74 reti al passivo, la peggiore della NPSL, tanto che il portiere Alfredo De Bono chiuse all’ultimo posto della classifica degli estremi difensori. La media spettatori era la seconda peggiore della lega, appena 3.122 paganti dispersi in uno stadio da quasi quarantamila posti; fecero peggio solo i Chicago Spurs.

Restano alle cronache i 14 gol di Manfred Rummel, capocannoniere della squadra, le 10 reti di Manfred Seissel e Ronald Cocks e gli 8 centri di Co Prins, olandese che dopo questa esperienza lasciò per sempre gli USA, ma che fu poi ammirato con gli “Alleati” nel film Fuga per la vittoria con Sylvester Stallone e Pelé.

Al termine del 1967 cominciarono i colloqui tra NPSL e USA che avrebbero dato vita alla NASL, ma i Phantoms non parteciparono: la proprietà, di fronte a poco pubblico e perdite di 500.000 dollari – una fortuna per l’epoca – decise di staccare la spina. Finisce così il primo e finora unico tentativo di portare il soccer di prima divisione in questa città della Pennsylvania.

San Francisco Golden Gate Gales (1967): l’ADO Den Haag in California

Sempre nel 1967 nascono nella lega rivale USA i San Francisco Golden Gate Gales, che erano in realtà gli olandesi dell’ADO Den Haag, al tempo uno dei club di grido d’Olanda. Come molte squadre soprattutto britanniche (uniche eccezioni il Cerro di Montevideo, i brasiliani del Bangu e il Cagliari di Roberto Boninsegna), accettarono di disputare in estate il campionato della USA con un nome fittizio, in quello che era di fatto un torneo estivo sul modello della ISL ideata da William D. Cox pochi anni prima.

La franchigia prende casa al Kezar Stadium e chiude seconda nella Western Division con 5 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte, con una media di 5.422 spettatori. Con 9 reti e 2 assist Henk Houwaart è secondo nella classifica marcatori.

Con la nascita della NASL, che non voleva troppe squadre nello stesso territorio, i proprietari chiudono i Gales per non pestare i piedi agli Oakland Clippers e acquistano i canadesi Vancouver Royal Canadians. Anche a San Francisco il soccer di vertice sembra sparito da allora, esclusa la breve parentesi del California Victory nella USL First Division 2007.

Vancouver Royal Canadians (1967-1968): il Sunderland, Puskás e Bobby Robson

I Vancouver Royal Canadians erano in realtà gli inglesi del Sunderland ed esordirono nel 1967 nella Western Division della USA, senza brillare: 3 vittorie, 5 pareggi e 4 sconfitte, quarto posto nel girone, nessun giocatore ai vertici della classifica marcatori e il portiere Derek Foster ultimo in quella dei portieri. Eppure la media all’Empire Stadium fu di 7.019 paganti, più delle finaliste Los Angeles Wolves e Washington Whips.

Con l’avvento della NASL la squadra viene acquistata dagli ex proprietari dei Golden Gate Gales e la fusione provoca un incidente diplomatico tra Bobby Robson (futuro allenatore di Ipswich, Inghilterra, Porto e PSV) e il leggendario Ferenc Puskás, stella della grande Ungheria e del Real Madrid. I Royal Canadians avevano già affidato la panchina a Robson, mentre Puskás aveva accettato l’incarico a San Francisco: la fusione portò l’ungherese in Canada e, quando a Robson fu offerto il ruolo di vice, l’inglese si dimise.

Puskás non fu di grande aiuto: 12 vittorie, 5 pareggi e 15 sconfitte, ultimo posto nella Pacific Division. La media scese a 6.197 spettatori, non male visto il momento del soccer pro e l’andamento della squadra. L’attaccante Henry Klein, 20 reti e 4 assist, chiuse quarto tra i marcatori. Nemmeno i Royal Canadians sopravvissero all’ecatombe NASL successiva al 1968, ma il grande soccer tornerà a Vancouver con i leggendari Whitecaps, un capitolo glorioso del soccer canadese.

San Antonio Thunder (1975-1976): Bobby Moore in Texas

Nel 1975 nascono nello Stato della Stella Solitaria i San Antonio Thunder, ma nonostante il nome non è aria di tuoni in paradiso. La nuova franchigia texana chiude ultima nella Central Division con 6 vittorie e 16 sconfitte: l’attacco, 24 gol, è il peggiore della NASL e la difesa, 46 reti subite, è tra le cinque più bombardate. All’Alamo Stadium la media è di 4.412 spettatori.

L’anno dopo il proprietario Ward Lay corre ai ripari e ingaggia i difensori inglesi Bob McNab, ex stella dell’Arsenal e della nazionale, e Bobby Moore, leggenda del West Ham e campione del mondo con l’Inghilterra dieci anni prima. Dall’Aberdeen arrivano in prestito il portiere Bobby Clark e il difensore Eddie Thomson; in rosa anche gli scozzesi Jim Henry e Billy Sample. Un’iniezione di britannici difficile da spiegare in una città con molti più latinos che wasp.

Il risultato: penultimo posto nella Southern Division con 12 vittorie e 12 sconfitte, meglio solo dei San Diego Jaws. La squadra migliora (38 gol fatti, 32 subiti) e manca i playoff per un solo punto, complice la vittoria per 4-1 degli Aztecs su Dallas all’ultima giornata. Gli spettatori salgono a 5.064, non abbastanza per convincere Ward Lay a tenere in vita la franchigia. Harry Hood chiude con 10 gol e 7 assist, Bobby Clark è a metà classifica tra i portieri e Bobby Moore è convocato nell’All Star Team ’76 e gioca la U.S. Bicentennial Cup con il Team America.

San Antonio e la MLS

San Antonio è poi comparsa tra le candidate a un’espansione in MLS e l’affare sembrava fatto, ma il cambio di sindaco nell’estate del 2006 mandò all’aria i piani di Don Garber, che aveva già siglato con la precedente amministrazione l’accordo per uno stadio dedicato. Questa tegola, unita alla presenza di Dallas e degli Houston Dynamo bicampioni MLS, fece evaporare l’interesse per una nuova franchigia texana.

Team Hawaii (1977): il fallimento per antonomasia

Il Team Hawaii rappresenta uno dei più grandi fallimenti, se non il fallimento per antonomasia, nella storia del soccer USA. La proprietà è la stessa dei San Antonio Thunder, che decide di trasferirsi a Honolulu. La squadra gioca all’Aloha Stadium (dove nel 2008 si giocò il Pan-Pacific Championship con club di MLS, J-League e A-League) e porta con sé da San Antonio lo scozzese Jim Henry.

Arrivano l’attaccante inglese Brian Tinnion, l’ala Keith Robson in prestito dal West Ham (vincitore della Coppa delle Coppe l’anno prima), il portiere Peter Fox in prestito dallo Sheffield Wednesday e Bert Bowery dai falliti Boston Minutemen. Completa il gruppo l’attaccante turco-cipriota Yilmaz Orhan, che l’anno prima aveva esordito nel West Ham con otto presenze in campionato e una in Europa.

Nonostante esperienza e giovani di belle speranze, il Team Hawaii chiude penultimo nella Southern Division con 11 vittorie e 15 sconfitte, lo stesso ruolino dei Las Vegas Quicksilvers, ultimi per differenza reti. Campionato fallimentare, appena 4.550 spettatori (seconda peggior affluenza della lega) e costi enormi per le trasferte dal Pacifico convincono i proprietari a spostarsi ancora, in Oklahoma: nascono i Tulsa Roughnecks, una delle poche espansioni riuscite della NASL del 1978 e vincitori del Soccer Bowl 1983.

Las Vegas Quicksilvers (1977): Eusébio nella Sin City

Una scommessa persa è sicuramente quella dei Las Vegas Quicksilvers, nati nella città del gioco d’azzardo più famosa del mondo. La proprietà è la stessa di Baltimore Comets e San Diego Jaws, che dopo due tentativi falliti vede nei casinò una possibilità di riscatto. Dai Jaws arrivano l’allenatore Derek Trevis e Brian Joy, a cui si aggiungono l’inglese Chris Dangerfield e soprattutto Eusébio, negli USA dal ’75 con i Boston Minutemen e campione con i Toronto Metros-Croatia nel ’76, affiancato da Diamantino, Toni e Humberto, tutti ex Benfica. Degno di nota anche il tedesco Wolfgang Sühnholz, ex Bundesliga e anche lui ex Boston Minutemen.

I Quicksilvers giocano al Sam Boyd Stadium, ma la speranza lascia presto spazio alla disillusione: Eusébio segna solo 2 gol in 17 partite e a fine anno torna in Portogallo, mentre dei suoi connazionali si perdono le tracce. Nemmeno il cambio in panchina tra Jim Fryatt e Derek Trevis (entrambi campioni NASL ’73 con gli Atoms) risolleva la squadra. Las Vegas chiude ultima nella Southern Division con 7.092 spettatori di media; unica nota lieta la convocazione di Sühnholz nell’All Star Team.

A fine 1977 la franchigia si trasferisce a San Diego e diventa i San Diego Sockers, una delle squadre più popolari di NASL, MISL e CISL, che tenteranno senza successo di ingaggiare anche Diego Armando Maradona. Il nome Las Vegas Quicksilvers verrà ripreso da una franchigia USISL nel 1994 e 1995.

California Surf (1978-1981): dagli St. Louis Stars ad Anaheim

A fine 1977 i St. Louis Stars, una delle franchigie più longeve del soccer pro e note per puntare sui talenti made in USA invece che sui campioni a fine carriera, gettano la spugna: niente risultati, niente pubblico. Si trasferiscono nel Golden State e diventano i California Surf, abbandonando anche la politica dei talenti nazionali per affidarsi, come da consuetudine, a giocatori britannici.

La squadra gioca all’Anaheim Stadium, casa dei Los Angeles Angels della MLB. In panchina c’è l’inglese John Sewell, che porta in California lo scozzese George Graham, a fine carriera dopo Aston Villa, Chelsea, Arsenal, Manchester United e Crystal Palace. Arrivano anche Chris Dangerfield, Ray Evans, Jimmy Hinch, Andy McBride e Mark Lindsay; dagli Stars restano gli americani Al Trost, Steve Moyers e Dan Counce.

Le prime stagioni ad Anaheim

1978: 13 vittorie e 17 sconfitte, secondo posto e playoff. Il pubblico risponde bene, 11.171 spettatori in un impianto da 43.000 posti, ma i playoff finiscono subito contro i San Diego Sockers (2-1). Ray Evans va all’All Star Team ’78, poi lascia con Graham, Dangerfield e Hinch; arrivano l’ala Les Barrett dal Fulham e il difensore irlandese Paul Cahill.

1979: primo posto nella Western Division con 15 vittorie e 15 sconfitte, pubblico in lieve calo (10.330). Ai playoff i Surf battono i Sockers 4-2, ma è San Diego a passare con un perentorio 7-2. Nella stagione indoor 1979/80 arrivano 4 vittorie e 8 sconfitte, penultimo posto e 3.181 spettatori, con Ray Abrams a 18 gol e 17 assist e Mark Lindsay a 13 gol e 12 assist.

Carlos Alberto e la fine dei Surf

1980: secondo posto con 15 vittorie e 17 sconfitte, ma il pubblico scende a 7.593. Nei playoff contro i Fort Lauderdale Strikers i Surf perdono 2-1 in Florida, vincono 2-0 ad Anaheim e cedono nel mini-game agli shoot-out. Laurie Abrahams è il capocannoniere con 17 reti e 15 assist. Poi arrivano Charlie Cooke, ex Chelsea e compagno di George Best ai Los Angeles Aztecs, Steve Sargent e soprattutto Carlos Alberto Torres, campione del mondo 1970, stella di Fluminense e Santos e vincitore di due Soccer Bowl con i New York Cosmos, il primo con Pelé.

L’indoor 1980/81 promette bene: primo posto nella Southern Division (10-8, 5.775 spettatori), ma contro i Vancouver Whitecaps, dopo il 3-0 e l’8-5 subito in Canada, il mini-game finisce 4-0 per i canadesi. Craig Allen chiude con 24 reti e 21 assist. Il torneo NASL 1981 è invece deludente: Sewell viene esonerato, si alternano Peter Wall e Laurie Calloway, e la squadra chiude terza con 11 vittorie e 21 sconfitte, pur salendo a 8.299 spettatori. A fine stagione i California Surf falliscono insieme ad Atlanta Chiefs, Dallas Tornado, Los Angeles Aztecs, Minnesota Kicks e Washington Diplomats.

Memphis Rogues (1978-1980): la squadra dell’elefante

Memphis, celebre nel mondo per Elvis Presley, è nota ai nostalgici della NASL per aver ospitato i Memphis Rogues. La squadra nasce per volontà di Harry Mangurian, titolare di una compagnia di trasporto cavalli, e di Beau Rogers, ex socio di minoranza e direttore generale dei Tampa Bay Rowdies. Dopo aver girato a vuoto varie città del Sud, i due trovano casa in Tennessee: il nome Rogues richiama i Rowdies e il simbolo è un elefante.

Come allenatore arriva Malcolm Allison, finito sulle cronache del soccer USA per aver perso col suo Manchester City contro gli Atlanta Chiefs dieci anni prima. Ma i rancori lasciati in Inghilterra rendono difficile il reclutamento e, anche per la gestione dello sciopero dei giocatori, viene licenziato prima del via. In panchina va l’ex stella del Chelsea Eddie McCreadie, con una rosa in prevalenza britannica: Phil Beal, John Faulkner, Tony Field, Jimmy Husband, David Stride, Alan Birchenall dal Notts County, Charlie Cooke e Neil Smillie in prestito dal Crystal Palace.

Tre stagioni in fondo alla classifica

Nel 1978 i Rogues chiudono terzi nella Central Division dell’American Conference con 10 vittorie e 20 sconfitte; al Liberty Bowl Memorial Stadium la media è di 8.708 spettatori, diciassettesima su ventiquattro. Il 1979 va peggio: uno sciopero dei giocatori porta alle dimissioni di McCreadie, la squadra vince 6 partite su 30 e il pubblico scende a 7.137, quarta peggior affluenza della lega.

La gestione Fogelman e l’addio

A fine ’79 la società passa ad Avron Fogelman, proprietario di una squadra di baseball di Minor League. In panchina va Charlie Cooke e arrivano l’americano Steve Bradshaw, l’inglese Paul Child, ex Atlanta Chiefs, lo scozzese Jim Steele (Dundee, Rangers, Southampton e Washington Diplomats), Paul Cannell e l’argentino Toni Carbognani; ritorna David Stride. Nel 1980 i Rogues sono ancora ultimi (14-18), pur con la miglior media della loro storia, 9.864 spettatori. Fogelman vende al miliardario Nelson Skalbania, che porta la franchigia in Canada.

L’ultima partita al Liberty Bowl è un 6-1 sugli Houston Hurricane, chiuso da un gol memorabile di Tony Field: dribbla il portiere, accompagna la palla sulla linea, si inginocchia e la spinge in rete di testa. Un vero canto del cigno.

Calgary Boomers (1981): una sola stagione

Nel 1981 nascono i Calgary Boomers: Skalbania, rilevati i Memphis Rogues, ne cambia città e nome. Tra i giocatori che seguono il trasloco c’è l’inglese John Faulkner, mentre la panchina va ad Al Miller, pioniere dell’indoor soccer e artefice del titolo dei Philadelphia Atoms nel 1973.

Nel torneo indoor i Boomers finiscono terzi nella Northern Division (con Toronto Blizzard, Vancouver Whitecaps ed Edmonton Drillers) con 10 vittorie e 8 sconfitte, fuori dai playoff, davanti a circa 4.672 spettatori; Juan Carlos Molina firma 16 gol e 31 assist. Nella stagione NASL va meglio: con 10.501 spettatori di media i Boomers sono secondi nella Northwest Division (17-15) e conquistano i playoff al primo colpo, ma i Fort Lauderdale Strikers li eliminano (2-0 e 3-1). Franz Gerber chiude con 20 reti e 10 assist. Poi Skalbania si ritira dalla NASL e i Boomers chiudono dopo un solo anno. Triste, ma come dicono gli americani: business is business.

Jacksonville Tea Men (1980-1984): dalla NASL al titolo ASL

Nello stesso periodo nascono in Florida i Jacksonville Tea Men, cioè i New England Tea Men che, all’inizio della stagione indoor 1980/81, lasciano il Massachusetts dopo due partite. La casa è il Gator Bowl Stadium; da Boston arrivano l’inglese Tony Brown, l’allenatore irlandese Noel Cantwell e il portiere Arnie Mausser, a cui si aggiungono l’argentino Ricardo Alonso dai Minnesota Kicks, lo scozzese Tommy O’Hara e l’attaccante Alan Green, entrambi dai Washington Diplomats.

L’indoor va male (8-10, terzo posto, appena 2.631 spettatori), la NASL 1981 meglio: grazie ai 16 gol e 6 assist di Green i Tea Men sono terzi nella Southern Division (18-16) con 9.507 spettatori. Superano gli Atlanta Chiefs (3-2 e 2-1), poi contro San Diego vincono 2-1, perdono il ritorno e cedono 3-1 nel mini-game. Arnie Mausser è il miglior portiere della lega.

Il declino in NASL

Nel 1982 arrivano Keith Bertschin (Ipswich e Birmingham), Mark Lindsay, David Stride e lo scozzese Archie Gemmill (Derby County, Nottingham Forest, Birmingham). L’indoor 1981/82 si chiude ancora fuori dai playoff (7-11, 6.375 spettatori), la NASL 1982 sul fondo della Southern Division (11-21, 7.160 spettatori) nonostante i 21 gol di Ricardo Alonso, convocato all’All Star Team.

Il titolo ASL 1983

Quando la Lipton ritira i suoi investimenti, i Tea Men non falliscono ma scendono nella ASL: primi nella Eastern Division (18-7), eliminano i Carolina Lightning e in finale affrontano i Pennsylvania Stoners. Dopo lo 0-3 dell’andata e il 4-1 del ritorno, lo spareggio premia Jacksonville: è il titolo ASL 1983, con il portiere Peter Simioni MVP. A fine stagione la ASL chiude, i Tea Men passano alla neonata USL, finiscono ultimi nella Southern Division (11-13) e poi falliscono.

Cosa hanno insegnato le meteore della NASL alla MLS

Pubblico scarso, proprietari di passaggio, rose costruite su veterani britannici e città scelte senza una vera base di tifosi: le meteore della NASL raccontano gli errori che il soccer americano ha pagato con il crollo della lega nel 1984. La MLS è nata anche da queste lezioni, con una crescita graduale, stadi dedicati e piazze selezionate. Per scoprire come il calcio è rinato negli Stati Uniti leggi La resurrezione del soccer; per la storia completa della lega c’è anche la pagina North American Soccer League (1968-1984) su Wikipedia.

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