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New York Cosmos, fuga da Paterson: dove giocheranno?

Dove potrebbero trasferirsi i Cosmos dopo Paterson: sei zone di New York a confronto

di Dario Torrente
Illustrazione di un pallone dei New York Cosmos davanti al ponte di Brooklyn e a uno stadio storico vicino a una cascata
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I New York Cosmos devono trovare un nuovo stadio, perché la scommessa di Paterson non ha funzionato. Abbiamo già parlato più volte dei problemi di pubblico del club. Il campionato non è esaltante e la rosa non è all’altezza della storia, anche recente, dei Cosmos. Inoltre l’Hinchliffe Stadium è lontano da New York City e nelle zone vicine pesano alcuni problemi di microcriminalità. Infine il contesto locale non aiuta: a Paterson il baseball e il cricket hanno più seguito del soccer.

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Il peccato è che l’Hinchliffe Stadium è un gioiello architettonico. È una reliquia delle Negro Leagues, le leghe sportive riservate agli afroamericani ai tempi della segregazione razziale. Sorge inoltre dentro un parco naturale, vicino alle cascate del fiume Passaic. Tuttavia il fascino dell’impianto e il blasone della squadra che fece impazzire l’America non bastano a riempire gli spalti. I Cosmos fecero conoscere il soccer a un popolo che, salvo rare eccezioni, lo ignorava.

La società ha già lanciato la campagna abbonamenti per la prossima stagione, nonostante le dimissioni di Rossi e Stover. Ci auguriamo che i problemi della dirigenza si risolvano presto. Speriamo anche di rivedere in campo una squadra all’altezza, in vista della nascita della USL Premiership. Questa lega introdurrà promozioni e retrocessioni, una vera novità per lo sport professionistico nordamericano. Per ricostruire la situazione, leggi anche Cosmos, si continua verso il baratro e Luci e ombre sul ritorno dei Cosmos.

Sei zone candidate per il nuovo stadio dei New York Cosmos

In questo articolo vestiamo i panni degli agenti immobiliari. Cerchiamo una casa per i Cosmos e valutiamo sei zone di New York e dintorni: Bronx, Long Island, Brooklyn, Yonkers, Manhattan e Staten Island. Ogni sezione si chiude con un giudizio.

Bronx: uno stadio per i New York Cosmos?

Il Bronx è un borough di New York conosciuto per i problemi di criminalità. Qui sorge lo Yankee Stadium, di proprietà degli Yankees, soci di minoranza del New York City FC. Il club appartiene allo stesso consorzio che controlla il Manchester City e molte altre squadre nel mondo, tra cui il Palermo.

A circa sette chilometri, raggiungibile in venti minuti di metropolitana, c’è il Coffey Field. L’impianto è della Fordham University e nel 2015 ospitò la sfida di US Open Cup tra Cosmos e NYCFC. Può contenere 7.000 spettatori. Per la USL League One va bene, ma per la USL Championship sarebbe già stretto. Per una futura USL Premiership sarebbe troppo piccolo.

Restano poi i problemi di criminalità dell’area del college. Agli studenti si consiglia di uscire in gruppo ed evitare le vie isolate. Si ripresenterebbe quindi lo stesso problema di Paterson. Il New York City FC, tra l’altro, presto abbandonerà la zona: dopo anni ha ottenuto il permesso per costruire il proprio stadio nel borough del Queens.

Giudizio: bocciato. Si ripeterebbero, anche se in forma meno grave, gli stessi problemi incontrati a Paterson.

Long Island: una ferita ancora aperta

Per i Cosmos Long Island è una ferita aperta. Il club giocò in questa zona, fuori dai confini di New York City, nel 1972 e nel 1973. Tornò poi con la seconda NASL nel 2013, sempre all’Hofstra Stadium, di proprietà del college locale.

Hofstra Stadium: i numeri non tornano

Lo stadio è una classica struttura per il college football e contiene circa 13.000 spettatori. Il nome ufficiale è James M. Shuart Stadium. Anche con una squadra di qualità, i Cosmos faticarono a riempirlo. In campo c’erano ex nazionali USA, volti noti della MLS, ex giocatori della Liga ed ex campioni internazionali come Senna e Raúl. In seguito arrivarono anche il venezuelano Juan Arango, a suo tempo stella della Bundesliga, e il croato Niko Kranjčar, ex Dinamo Zagabria, Hajduk Spalato, Dinamo Kiev, Tottenham e QPR.

Il club ha quindi faticato a raggiungere l’obiettivo minimo di 7.000 spettatori a partita, richiesto a una seconda divisione ambiziosa. Fanno eccezione solo le grandi occasioni. Una fu l’esordio del 2013 contro i defunti Fort Lauderdale Strikers, prima partita ufficiale dal 1985. Un’altra fu il match di US Open Cup contro i New York Red Bulls. L’ultima fu la finale del 2015 contro gli Ottawa Fury, anch’essi scomparsi.

Il problema dipende in parte da traffico e distanze. Soprattutto, però, la popolazione locale è indifferente a qualsiasi sport che non sia il baseball. Pesa ancora il ricordo del fallito progetto di un soccer specific stadium da 25.000 posti, proprio in quell’area. Sarebbe stato il punto di svolta. Dopo anni di ritardi e rinvii, però, l’autorità competente ha bocciato il progetto per motivi ancora da chiarire. Eppure l’opera avrebbe creato posti di lavoro in una zona economicamente un po’ depressa. Avrebbe portato anche migliorie ai trasporti e una cittadella sportiva con negozi e aree commerciali, come è ormai d’uso negli stadi moderni. Nel 2016 è arrivato il no definitivo e l’area è stata destinata ad altri usi.

Lavalle Stadium e Mitchel Athletic Complex

Un altro impianto universitario della zona è il Lavalle Stadium della Stony Brook University, con poco più di diecimila posti. Tuttavia trasporti pubblici e tangenziali sono inadeguati. Il traffico farebbe perdere a un tifoso circa due ore tra andata e ritorno. Per questo non è un’opzione appetibile.

Negli anni del semiprofessionismo, dopo la fine della seconda NASL, i Cosmos usarono il Mitchel Athletic Complex. È un complesso sportivo in un parco ricavato da un’ex base militare. Il club lo aveva restaurato di tasca propria pochi anni prima, scegliendolo come sede degli allenamenti. Nel parco sorge uno stadio da diecimila spettatori, usato per football americano e soccer. Qui giocano, o hanno giocato, squadre semiprofessionistiche e amatoriali. Tra queste ci sono le defunte New York Power, squadra femminile, e i Long Island Rough Riders. I Rough Riders militavano un tempo in A-League, la vecchia seconda divisione USA, ma da anni si sono auto-retrocessi in USL League Two, l’ex Premier Development League.

C’è poi il problema del turf, più adatto al football americano che al soccer. Resta inoltre il sostanziale disinteresse dei locali verso il soccer. Altrimenti i Rough Riders non avrebbero abbandonato la A-League. Va detto però che in NPSL e NISA la media spettatori toccava spesso le cinquemila unità. Si arrivava a settemila presenze per le semifinali e per la finale persa contro Miami nel 2018. Alcuni tifosi e addetti ai lavori hanno sostenuto più volte che quei dati fossero gonfiati dai biglietti gratuiti distribuiti dalla società. Non possiamo provarlo.

Una concorrenza sempre più affollata

In ogni caso, è arrivata la notizia che MLS Next Pro e USL vogliono avviare nuove squadre proprio a Long Island. MLS Next Pro è la terza divisione creata dalla MLS come campionato riserve e di sviluppo dei giovani. A meno che la nuova squadra non sia una reincarnazione dei Cosmos, magari ancora sostenuta da Mediacom, tornare a Long Island sarebbe sconsigliabile. Le criticità già viste e l’eccesso di concorrenza pesano troppo.

Giudizio: bocciata. Troppi galli nel pollaio, in un’area con criticità già riscontrate.

Brooklyn: tra Maimonides Park e Aviator

Anche a Brooklyn i Cosmos non sono nuovi. Nel 2015 giocarono una semifinale nell’allora MCU Park, oggi Maimonides Park. Vi tornarono per il campionato NASL 2017. La capienza, allora di 8.500 spettatori, è stata ridotta negli anni a 7.000.

Anche in quella stagione i Cosmos faticarono a riempirlo, nonostante una squadra che non avrebbe sfigurato in MLS. Contavano però anche il clima e le partite giocate spesso in anticipo o posticipo. I padroni di casa sono infatti i Cyclones, squadra di baseball affiliata ai Mets. Oggi, con l’arrivo dei Brooklyn FC, il Maimonides Park non sarebbe più praticabile.

A breve distanza c’è l’Aviator Sports and Events Center, ricavato da una base aerea. Ospita strutture per riunioni, feste e concerti, ma anche campi da football e da soccer, usati da squadre giovanili, amatoriali e universitarie. La struttura principale ha 6.800 posti, poco meno del Maimonides Park, e sarebbe inadatta a una prima divisione.

Di buono ci sarebbero la posizione, le strutture ricreative e la rivalità con i vicini Brooklyn FC. Da una parte la tradizione, che negli USA si crea in fretta. Dall’altra i nuovi arrivati, di proprietà dello stesso consorzio che controlla gli svizzeri del Lugano e il Campobasso Calcio. Dopo la fine della seconda NASL si era ipotizzato di usare l’Aviator come casa dei Cosmos, ma l’idea fu accantonata. Con il cambio di scenario, oggi potrebbe tornare un’ipotesi interessante.

Giudizio: sufficiente. La capienza è un po’ scarsa, ma vanno bene l’area e la rivalità che nascerebbe con i Brooklyn FC.

Yonkers: il sesto borgo di New York

Yonkers è un comune molto vicino a New York, con un’economia florida. La disoccupazione è bassa, anche se in leggero aumento rispetto agli anni passati. La comunità italiana è numerosa e ha nel sindaco Mike Spano il suo rappresentante politico più importante. La città è così vicina a New York City da essere considerata parte di essa. Per questo la chiamano il “sixth borough”, il sesto borgo.

In passato il sindaco Spano, discendente di immigrati pugliesi, propose ai Cosmos di trasferirsi stabilmente nel suo comune. Il vero problema è la mancanza di strutture adeguate per una franchigia professionistica, non solo di soccer. I diamanti del baseball ospitano al massimo mille spettatori. L’unico impianto adatto è il Memorial Field, costruito nel 1931, con una capienza di poco inferiore a quattromila posti. Oggi è la casa del Westchester SC, che si dice chiuderà a fine anno o scenderà in USL League Two o NPSL.

Costruire a Yonkers un soccer specific stadium sarebbe una buona idea. Permetterebbe ai Cosmos di radicarsi e, in assenza di altre squadre professionistiche, di diventare i beniamini della città. Tuttavia costruire a New York è molto difficile, come sanno bene i proprietari del New York City FC. Anche loro avevano presentato un progetto nel Queens, approvato solo dopo anni, e un altro al Pier 40 di Manhattan, che le autorità non hanno autorizzato.

Giudizio: rimandata. È impraticabile a breve termine, ma sarebbe ottima nel lungo periodo, con investimenti e la costruzione di un soccer specific stadium.

Manhattan: Randall’s Island, Pier 40 e Columbia

Manhattan fu scoperta da Giovanni da Verrazzano nel 1524 ed era abitata dagli autoctoni Algonchini, oggi presenti nella riserva indiana di Long Island. È il distretto più densamente popolato di New York. Da poco la MLS vi ha trasferito il proprio quartier generale.

Randall’s Island: dal Downing all’Icahn Stadium

A Randall’s Island sorgeva il Downing Stadium, casa dei Cosmos nel 1974 e 1975. Poteva contenere fino a ventiduemila spettatori. Qui nel 1975 esordì Pelé contro i Dallas Tornado, facendo scoprire il soccer all’America anche grazie alla diretta della CBS. Purtroppo nel 2002 lo stadio è stato demolito. Al suo posto c’è il piccolo Icahn Stadium, usato soprattutto per l’atletica, con cinquemila posti.

In verità i Cosmos avevano già valutato questa ipotesi nel 2018. L’accordo sembrava a un passo dalla firma, ma all’ultimo momento la trattativa si è arenata per motivi imprecisati. Secondo voci non confermate, New York Red Bulls e soprattutto New York City FC avrebbero esercitato pressioni. Si sarebbero mossi tramite persone influenti vicine al presidente del borough di Manhattan, o ai suoi collaboratori. L’obiettivo era spingere l’ente gestore dell’Icahn Stadium a far saltare un accordo a cui mancava solo la firma.

Un eventuale secondo tentativo potrebbe andare in porto. Lo stadio andrebbe bene per la USL League One, ma sarebbe già piccolo per la Championship. In caso di Premiership bisognerebbe cercare un altro luogo. Come soluzione a breve termine, però, andrebbe più che bene.

Pier 40: il progetto bocciato

Un altro luogo adocchiato in passato per costruire uno stadio fu il Pier 40. È un molo di attracco, ma anche un’area ricreativa e la sede della squadra di rugby dei New York Knights. Fu proposto per una possibile expansion franchise della MLS e poi per uno stadio del New York City FC, con tanto di progetto e rendering. Nel 2015 le autorità bocciarono il progetto per le opposizioni locali.

La carta Columbia University

Manhattan ospita anche la prestigiosa Columbia University. Qui sorge il piccolo Rocco B. Commisso Stadium, da 3.500 spettatori, usato a volte negli anni della NPSL dalla squadra del fondatore di Mediacom, recentemente scomparso. Ricordiamo che gli abbiamo dedicato un abbraccio a Rocco Commisso. Accanto c’è il Lawrence A. Wien Stadium, casa dei Columbia Lions, squadra di football americano. Può contenere fino a diciassettemila spettatori. In caso di promozione nella nascente USL Premiership, potrebbe essere la casa perfetta per i Cosmos. Visti i legami della famiglia Commisso con l’università, la cosa potrebbe anche realizzarsi.

Giudizio: ampiamente promosso. L’Icahn Stadium è piccolo, ma l’area è ottima, come la storia del club e i trasporti. Ha anche il pregio di dare fastidio ai vicini uffici della MLS. È però inadatto a lungo termine: per la Premiership servirebbe il Lawrence A. Wien Stadium della Columbia University.

Staten Island: l’ipotesi più sicura

Staten Island fu un insediamento dei Lenape e fu scoperta da Giovanni da Verrazzano. Fu poi colonizzata dagli olandesi e fondata nel 1683 dagli inglesi come contea di Richmond, dopo la guerra anglo-olandese. Oggi è uno dei cinque boroughs di New York City ed è nota ai più per la maratona di New York, che parte proprio da qui.

La storia della secessione

Nonostante questo, la zona si è sviluppata meno del resto della metropoli. Fino al 2000 esisteva ancora una fattoria su Richmond Hill Road. Gli abitanti si sono sempre sentiti dimenticati dal resto della città e hanno tentato due volte la secessione. La prima volta, negli anni Ottanta, l’iniziativa fu guidata dal repubblicano italo-americano John J. Marchi.

Nel 1990 la corte suprema abrogò il New York City Board of Estimate. Il sindaco afroamericano David Dinkins promosse allora un referendum, solo consultivo. Nel 1993 il 65% dei residenti si espresse per staccarsi da New York. L’assemblea dello stato però respinse la richiesta.

Perché Staten Island potrebbe funzionare

Staten Island conta circa mezzo milione di abitanti. La comunità italo-americana è oggi il gruppo etnico più numeroso. Anche l’attuale presidente del borough, il repubblicano Vito Fossella, ha chiare origini italiane. L’area è facilmente raggiungibile dai vari punti della città ed è molto sicura. Inoltre ha parecchi ristoranti italiani e, cosa molto importante, non ha squadre professionistiche di prima divisione.

L’unica squadra professionistica della zona sono gli Staten Island FerryHawks, che militano nell’ALPB, una lega minore di baseball. I FerryHawks giocano al SIUH Community Park, un diamante da baseball con poco più di settemila posti.

Considerata la numerosa comunità italiana e gli altri fattori, Staten Island potrebbe diventare la casa permanente dei Cosmos. Col tempo si potrebbe anche costruire un soccer specific stadium. Restando con i piedi per terra, è comunque un terreno fertile per la squadra che fece impazzire l’America.

Giudizio: più che sufficiente. Pesano la sicurezza percepita, la mancanza di grandi concorrenti, la numerosa comunità italiana e la facilità di raggiungere l’area. L’unica criticità è la capienza del SIUH Community Park.

Il verdetto: le sei zone a confronto

  • Bronx: bocciato, gli stessi problemi di Paterson.
  • Long Island: bocciata, troppa concorrenza e poco interesse locale.
  • Brooklyn: sufficiente, bene la rivalità con i Brooklyn FC ma capienza limitata.
  • Yonkers: rimandata, ottima solo in un’ottica di lungo periodo.
  • Manhattan: ampiamente promosso, con l’Icahn Stadium oggi e la Columbia in futuro.
  • Staten Island: più che sufficiente, sicura e senza concorrenti.

Cosa succederà ai New York Cosmos?

Cosa succederà ai Cosmos? Ci saranno ancora il prossimo anno? Chi saranno i proprietari? Dove giocheranno? Come diceva Lorenzo de’ Medici, “del doman non v’è certezza”.

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