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Un abbraccio a Rocco Commisso

Cosmos, addio Rocco, guidaci da lassù.

di Dario Torrente

La dipartita di Commisso

I lavori in casa Cosmos procedono a passo spedito con la costruzione della squadra che il 14 marzo affronterà i Portland Hearts of Pine nella propria nuova dimora, l’Hinchliffe Stadium di Paterson in New Jersey, ma purtroppo non si può prescindere dalla brutta notizia dell’ex presidente e ultimamente socio di minoranza Rocco Commisso. Nato nel 1949 a Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria come Rocco Benito Commisso, lascia l’Italia a dodici anni con la madre e le sorelle per raggiungere il padre in Pennsylvania. Dopo un solo anno si trasferisce nel Bronx. E’ stata sicuramente la fame e la voglia di affermarsi, unita alla meritocrazia delle società di stampo anglosassone, che ha fatto si che l’ex emigrante  si laureasse anni dopo alla prestigiosa Columbia University nel 1971. Dopo aver lavorato per Pfitzer e JP Morgan nel 1986 è direttore esecutivo e vicepresidente di Cablevision, che sotto la sua guida passa dalla venticinquesima all’ottava posizione tra le tv via cavo negli Usa. Al momento della fusione con Warnermedia avvenuta nel 1995, Rocco Commisso decide che è venuto il momento di mettersi in proprio, e fonda Mediacom, azienda fornitrice di accessi internet, telefonia e tv via cavo specie nelle zone più impervie  e meno raggiungibili del paese, attualmente valutata cinque miliardi e ottocento milioni di presidenti morti.

Rocco Commisso ed il soccer

Tifoso della Juventus sin da bambino, decide nel 2017 di rilevare gli storici New York Cosmos, altrimenti votati al fallimento così come la lega in cui militavano, la Nasl, da Seamus O’ Brien, riuscendoli a portare in finale contro i San Francisco Deltas contro i quali però perdono per 2 – 0. Di lì a pochi mesi la federcalcio statunitense, la USSF, deciderà di defraudare la Nasl del titolo di seconda divisione costringendola a chiudere i battenti. Ne seguirà un lungo processo che proprio Commisso porterà avanti con tutte le sue forze proponendo inutilmente alla federcalcio locale un piano di rilancio della lega dei suoi Cosmos da cinquecento milioni di dollari.  Al rifiuto della USSF perorerà la causa della Nasl e dei Cosmos dal 2017 fino al 2025 quando purtroppo anche l’antitrust decide di dare ragione a MLS, USSF ed USL ricalcando le sentenze di primo e secondo grado. Nonostante questo Commisso non si diede per vinto e cercò nel frattempo di far vivere i Cosmos nelle leghe semipro NPSL, dove raggiunse un secondo posto nel 2018 perdendo in casa contro Miami per 3 -1 ed in NPSL Founders Cup nello stesso anno perdendo la partita principale contro Detroit. Cercando inutilmente di fondare una nuova lega , alla fine del 2019 aderisce alla NISA facendo partecipare i suoi Cosmos, invero senza grandi risultati al campionato di terza divisione di quella che nei progetti era nata come una futura seconda divisione della Nasl, e nella Indipendent Cup, competizione organizzata dalla NISA aperta a squadre professionistiche e dilettanti. Nel 2020 decide di investire nel calcio italiano acquistando la Fiorentina, con la quale raggiunge una finale di Coppa Italia persa contro l’Inter nel 2023 e due finali di Conference League, perse consecutivamente contro West Ham nello stesso anno e l’anno seguente contro i greci dell’Olympiakos.

Quello che rimane è però il prestigioso centro di allenamenti da lui costruito non senza tribolazioni per via della burocrazia italiana, purtroppo uno dei maggiori mali del nostro paese, denominato Viola Park. Per quanto riguarda i Cosmos invece, dopo la fallimentare stagione NISA 2020, la proprietà decide che è il momento di staccare la spina ma senza dichiarare fallimento, mettendo il prestigioso club in pausa, o come si dice negli usa “on hiatus” che però spesso e volentieri è più fenomeno di fallimento che non di rinascita. Seppur criticato per questa mossa dai tifosi dei Cosmos, che non avevano ricevuto più comunicazioni di alcun tipo, complice anche la morte del vicepresidente dealla squadra nonché della Fiorentina Joe Barone, Commisso non aveva smesso di crederci, aspettando i lunghi tempi della giustizia sportiva fino al giorno in cui purtroppo riceva la notizia del respingimento del suo ricorso. Dopo aver chiesto inutilmente un riesame non si perde comunque d’animo lavorando in silenzio non dando conferma delle voci sull’eventuale ritorno dei Cosmos in USL.

Fortunatamente le voci si concretizzano e nel Luglio del 2025 viene reso pubblico che la franchigia assegnata alla città di Paterson nel New Jersey si chiamerà Cosmos, di proprietà dell’architetto afro-americano Baye-Adofo Wilson, Giuseppe Rossi, l’imprenditrice indiana-americana Sapna Shah, Erik Stover, già presidente della squadra dal 2013 al 2017 e in precedenza CEO dei Metrostars/Red Bulls ma anche della New York Cosmos LLC di proprietà di Commisso, pronto a scrivere con nuovi soci un nuovo capitolo di storia anche in vista del progetto della USL, dopo la rottura della partnership con la MLS, di una nuova prima divisione con promozioni e retrocessioni, concetto totalmente assente nel Pro Sport Usa. Malato da qualche anno di tumore, non aveva fatto trapelare la notizia ed era tornato negli Usa ufficialmente per una lombo sciatalgia, ma da allora non era più tornato in Italia ed aveva messo in vendita la Fiorentina, ed il 16 Gennaio ultimo scorso è arrivata la notizia del suo decesso nel suo appartamento di New York all’età di settantasei anni. A parte il dispiacere per la sua dipartita viene da chiedersi cosa succederà ora all’interno della società calcistica e se i suoi figli vorranno continuare o meno l’opera del padre.

Il decesso di Tony Field

La morte di Commisso non è purtroppo l’unico lutto in casa Cosmos, perché pochi giorni prima, esattamente il 7 Gennaio del 2026 a Memphis, città celebre in tutto il mondo per Elvis Presley eletta dal giocatore inglese come sua città di adozione. Tony Field era stato un valido comprimario nella conquista del campionato NASL 1977 rimasto negli annali del soccer Usa e non solo per essere stato quello della vittoria di Pélé. Nativo di Halifax, aveva mosso i primi passi nelle giovanili della squadra locale per esordire poi molto giovane in terza divisione. Da lì un girovagare tra terza e quarta divisione con le casacche di Halifax Town, Barrow, Southport e BlackBurn Rovers, fino a quando viene notato dai dirigenti dello Sheffield United, squadra con la quale esordisce nell’allora Big League non riuscendo però ad evitare la retrocessione in seconda divisione. Cominciano gli anni difficili per la squadra che al termine della stagione 1977-78 retrocederà addirittura in terza divisione. Ma le stelle si allineano affinché lui non sia testimone di questo sfacelo ed al termine della stagione 1976 viene acquistato dai New York Cosmos e farà parte del numeroso contingente britannico presente in squadra denominato “The English Mafia”.

Certamente non è una star di primo livello al pari di Pélé, Chinaglia, Beckenbauer e Carlos Alberto ma con le sue tredici marcature dà il suo contributo per la conquista del titolo, restando immortalato negli annali di quella magica ed irripetibile estate del 1977. L’anno seguente lascia New York per approdare ai neonati Memphis Rogues, una delle expansions nate dal famoso ingrandimento della NASL per la stagione 1978 da sedici a ventiquattro squadre considerato da molti a posteriori uno dei motivi della fine della lega pro soccer nel 1984. I Memphis Rogues non sono una delle squadre di punta sia come pubblico che come risultati, e dopo tre anni cessano di esistere. L’inglese metterà a segno in un triennio diciotto reti spalmate su settantacinque presenze in un triennio, suo è il goal che rappresenta il canto del cigno per gli effimeri Rogues, con i quali la squadra di Memphis batte i rinomati Cosmos che vinceranno ancora una volta il titolo da lì a poche settimane. Al termine della stagione la franchigia di Memphis viene rilocata a Calgary in Canada ma Tony Fields preferisce andare a Boston per disputare la stagione indoor con i New England Tea Men, anche se il suo bottino non è cospicuo, quattordici presenze e tre reti, ma alla fine della stagione NASL indoor 1980/81 i Tea Men decidono di rilocarsi a Jacksonville in Florida, ma l’attaccante inglese decide che è arrivato il suo momento e dice addio al calcio giocato. Chiusa la carriera di calciatore aveva eletto la capitale del Tennessee come sua nuova dimora ed era rimasto un volto abbastanza popolare in città anche dopo la fine della NASL.

Show must go on

Ma come dicono gli americani, the show must go on, e in casa Cosmos fervono i preparativi per l’esordio casalingo, sono cominciati gli allenamenti e il parco giocatori si è arricchito di altri cinque elementi, il difensore Anderson Holt, l’ala destra Ange Patrick Kader Bohui di nazionalità ivoriana, il portiere Tristan Stephani, l’attaccante franco-ivoriano Christian Koffi, e il giovanissimo difensore Luis Del Rio, appena diciotto primavere per lui. Intanto continua il lavoro di radicamento sul territorio tramite accordi con settori giovanili di squadre locali, perché proprio recentemente i Cosmos hanno cominciato ulteriori collaborazioni con Hackensack Royals FC, Lyndhurst SC, St Thomas Aquinas HS e Santa Cruz FC, e con soli cinquanta giorni dall’inizio del campionato la squadra è andata a giocare un’amichevole in Messico, per la prima volta dal 1981, precisamente contro il Club Tijuana all’Estadio Caliente. Il risultato è stato di 4 – 1 per i messicani ma non si poteva sperare di meglio da una squadra che ancora deve essere rodata e assemblata, per giunta contro una squadra della Liga MX con attualmente un ottimo piazzamento in classifica.

Si spera che questa brutta ma preventivata sconfitta faccia si che la presidenza metta mano al portafoglio e faccia arrivare come ultimi giocatori un paio di nomi conosciuti in MLS e una star internazionale desiderosa di sparare le sue ultime cartucce ed aggiungere un ulteriore trofeo alla bacheca per chiudere col botto. Sicuramente oltre questo primo test ce ne saranno altri per rodare i meccanismi tattici e creare affiatamento ed arrivare al meglio della preparazione atletica, così che il 14 Marzo i Cosmos possano ben esordire, perché come dice un proverbio, chi ben comincia è a metà dell’opera. Il campionato USL Division One è molto competitivo e come nella nostra serie B la classifica è molto corta e non permette passi falsi, ma considerando i cinque anni senza scendere in campo e i nove senza competere in una vera lega pro soccer, comunque vada sarà un successo, con la speranza che la comunità locale veda nei Cosmos una nuova speranza ed un motivo di rivalsa e  che dal cielo Joe Barone e Rocco Commisso portino fortuna a questa nuova incarnazione della squadra che fece conoscere ed amare il soccer agli americani.

Odore di Soccer War?

Intanto a Tampa, in Florida, il CEO della USL, Alek Papadakis, non sta con le mani in mano ed ha reso ufficiale quello che da tempo si vociferava, ovvero la nascita di una nuova prima divisione alternativa al modello chiuso della MLS, che prenderà il nome di USL Premier, prendendo spunto dalla Premier League inglese, che comprenderà venti squadre e sarà attiva dal 2028. In più per la prima volta nel panorama pro sport americano veranno sperimentate promozioni e retrocessioni, cosa completamente nuova negli Usa. La piramide del soccer progettata dalla USL comprenderà la nuova USL Premier, la USL Championship e la USL Division One, quella dove militano, per ora, i Cosmos. Per dimostrare che questo annuncio non è solo fumo negli occhi, la lega ha annunciato che il supervisore del progetto sarà Tony Scholes, attuale presidente della English Premier League, il quale volerà negli Usa dopo aver terminato i suoi doveri contrattuali in Inghilterra.

Se questo da una parte crea una grossa ed eccitante novità, il rischio di una nuova soccer war è molto concreto. Innanzitutto bisogna vedere come la USSF, la federcalcio a stelle e strisce, gestirà la cosa in quanto questo vorrebbe dire che esistono due prima divisioni in un paese, due strutture parallele in conflitto come su nel 1967 tra l’allora NPSL e la USA, ma questa volta il conflitto, se vi sarà, sarà ben più aspro e duraturo, in quanto mai e poi mai gli investitori della MLS, che sono arrivati a pagare anche cinquecento milioni di presidenti morti come nel caso di San Diego, accetteranno un sistema aperto dove oltre a dover competere contro un modello molto più sostenibile economicamente contro investitori che non hanno speso quelle cifre esorbitanti per avere una franchigia (e pensare che nel 1995, quando la lega fu lanciata, una franchigia MLS  aveva il costo di cinque milioni di dollari) più l’obbligo di avere un soccer specific stadium, obbligo che certe franchigie hanno evitato essendo di proprietà o di magnati del football americano o con soci di minoranza nel baseball come nel caso dei New York City F.C. In più il discorso promozioni – retrocessioni è visto dalla MLS come fumo negli occhi, un po’ perché estraneo alla mentalità dello sportivo americano un po’ perché un’eventuale retrocessione vorrebbe dire un immediato deprezzamento del valore della franchigia ed un vistoso calo degli investimenti. Anche Don Garber, il commissioner della MLS, colui che la ha salvata negli anni difficili facendola diventare una lega redditizia in termini di investimenti e che ha fatto in modo che l’allora disastrata lega pro soccer entrasse nei salotti dello sportivo medio americano riuscendo a strappare contratti con i maggiori network televisivi, ha glissato sul discorso rispondendo che seppur nulla è impossibile passeranno decenni prima che ciò avvenga in MLS e che non avrebbe mai pensato di cambiare le regole.

Quale futuro ci aspetta?

Certamente l’errore di rompere le relazioni con la USL è una disattenzione che potrebbe costare cara, perché la USL è una lega radicata negli anni specialmente ai piani inferiori, il che ha fatto in modo che si creasse nei decenni un solido retroterra, e non dimentichiamoci che l’attuale lega è una fusione tra quello che furono la APSL e la USISL, le due leghe che tennero banco tenendo vivo il gioco più bello del mondo su base semipro, ma anche pro sebbene con ingaggi limitati, negli anni duri del post NASL, quando nessuno più credeva nel soccer. In più non dimentichiamoci che la APSL tentò, sebbene inutilmente, di contrastare la nascente MLS chiedendo alla USSF lo status di prima divisione, quindi qui non si tratta solo di un contrasto tra due modelli che almeno al momento pare insanabile, ma anche il riaccendersi sia di un conflitto atavico che pareva sopito che di una vendetta postuma, sia degli eredi storici di quello che fu la APSL (American Professional Soccer League) che, più recente, della seconda incarnazione della Nasl, che costretta a chiudere i battenti dopo la stagione 2017 ha continuato una battaglia legale inutilmente fino al 2025, ma la nuova Nasl era una seconda divisione con pochi investitori, di recente fattura e tra l’altro nata da una costola della USL, senza un solido retroterra, non avendo avuto il tempo per crearlo. Ma anche se la Nasl è stata cancellata dalla mappa del soccer Usa e Rocco Commisso, inviso alla USL e non solo, è deceduto, le loro idee sono diventate realtà in una lega ben più solida e competitiva, quindi possiamo dire che seppur a posteriori la Nasl ha vinto moralmente, seppur non esista più. Parafrasando Woody Allen si potrebbe dire :

“La Nasl è morta, Commisso è morto e pure Don Garber non si sente tanto bene”.

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