Home News Clamoroso in MLS: giocatore licenziato per colpa della moglie!

Clamoroso in MLS: giocatore licenziato per colpa della moglie!

di Nicolò Grosso
Galaxy per MLS Magazine

Ha di clamoroso quanto accaduto ieri in MLS: i Los Angeles Galaxy, squadra più famosa del continente nordamericano, hanno licenziato Aleksandar Katai.

MLS: Katai licenziato dai Galaxy

Gaitan e Katai lasciano Chicago Fire | MLS Magazine Italia

Katai con la maglia dei Chicago Fire, squadra con cui ha giocato nel 2018 e nel 2019.

Certo, non capita spesso che una squadra scelga di interrompere così bruscamente il rapporto con un calciatore, che tra l’altro era stato acquistato nello scorso mercato invernale. Ciò che è assurdo, però, è il motivo del licenziamento. La colpevole è infatti la moglie dell’ala serba, rea di aver postato delle frasi razziste e di incitamento alla violenza sui propri social.

Che cosa ha scritto davvero la moglie di Katai?

In un primo post, Tea Katai avrebbe scritto in serbo “uccidete la m***a” sotto a un video che riprendeva un’auto della polizia investire dei manifestanti in occasione delle proteste in atto negli USA in questi giorni che seguono l’assassinio di George Floyd.

In un altro post, invece, la donna avrebbe definito i manifestanti neri “disgustoso bestiame”.

La reazione del serbo

Il calciatore ha subito preso le distanze da quanto detto dalla moglie, condannando il suo gesto e definendo “inaccettabili” le sue frasi, che “non possono essere tollerate” all’interno della sua famiglia.

Evidentemente, le parole del serbo non sono bastate a salvargli il posto. I Galaxy, infatti, probabilmente per salvaguardare la propria immagine, gli hanno dato il benservito, anche se c’è da dire che, almeno ufficialmente, la scelta è stata presa “di comune accordo”

Il nostro giudizio

C’è da chiedersi se sia giusto che un calciatore – o qualunque altro lavoratore – debba  rinunciare al posto di lavoro per via di certe dichiarazioni – certamente terribili e da condannare – della propria moglie, che per di più ha subito dichiarato di non condividere.

In ogni caso, non è la prima volta che accade qualcosa di simile nel mondo dello sport americano. Nel 2014, infatti, Donald Sterling, allora proprietario dei Los Angeles Clippers (squadra di NBA), era stato multato per $2,5 milioni e bandito a vita dalla lega a causa della pubblicazione – non consentita – di alcune registrazioni audio private in cui aveva pronunciato frasi razziste.

Ora, se è vero, che il razzismo è una piaga della nostra società, assolutamente da condannare ed eliminare, è altrettanto vero che certe punizioni appaiono un po’ troppo severe, dal momento che certe frasi, anche pronunciate da famosi personaggi pubblici, – in America, in Italia e in tutto il mondo – sono praticamente all’ordine del giorno. La misura presa nei confronti del calciatore serbo, poi, appare quasi insensata, dal momento che ci sembra ingiusto sanzionare così severamente un professionista a causa di frasi espresse da un’altra persona.

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