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Cosmos, si continua verso il baratro

Un disastro annunciato, figlio di un progetto nato solo per fare business

di Dario Torrente
New York Cosmos ultimi in USL Division One: rosa senza esperienza, mercato deludente e mille spettatori all'Hinchliffe Stadium.
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I New York Cosmos, alla ventunesima giornata del campionato USL Division One, dopo una effimera ripresa in seguito alle prime tre sconfitte consecutive sono tornati a occupare tristemente la ultima posizione della classifica di quella che equivale ad una terza divisione, con cinque vittorie, due pareggi e ben tredici sconfitte.

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Le ragioni di questo disastro, non si vedeva qualcosa di simile dal terribile campionato NASL 1974 e dal campionato MISL 1984/85 quando la compagine al tempo di proprietà di Giorgio Chinaglia si ritirò per mancanza di disponibilità economica, spalti quasi completamente vuoti e ventidue sconfitte su trentatre partite.

Una rosa senza esperienza: il primo peccato originale dei New York Cosmos

La squadra è stata assemblata senza giocatori di esperienza e forse troppi giovani, nessun giocatore di categoria superiore non onorando così gli anni di gloria della prima NASL ma nemmeno la sue seconda incarnazione e persino i periodi bui del semiprofessionismo dove in NPSL e NISA comunque militava l’ex nazionale Usa Danny Sztela ed alti giocatori che sebbene non fossero grossi nomi erano comunque calciatori di categoria superiore che avrebbero ben figurato nell’USL Championship.

A questo aggiungiamo forse un allenatore inadatto o senza esperienza, che prima di ora aveva allenato solo settori giovanili e squadre femminili. La difesa è di gran lunga la peggiore della lega, e spesso si vede nelle sintesi delle varie partite la mancanza di una coppia di difensori centrali e di un portiere degni di tale nome.

Leggi anche: I Cosmos prendono forma e Luci e ombre sul ritorno dei Cosmos.

Il mercato dei New York Cosmos: rinforzi di categoria, non di livello

Durante la stagione in corso la società, che non dimentichiamoci ha perso forse l’investitore più importante proprio poco prima dell’inizio del campionato, il patron della Fiorentina Rocco Commisso, ha cercato rinforzi ma sempre investendo su giocatori di categoria spesso con poca esperienza invece di cercare magari alcuni veterani della MLS in cerca degli ultimi ingaggi oppure qualche buon prospetto della MLS Next Generation, la lega che la prima divisione USA ha creato per far crescere i propri talenti, o qualche atleta di USL con esperienza in MLS, stelle internazionali in cerca di un ben retribuito canto del cigno nemmeno a parlarne…

Da Noecker a Chilaka: gli acquisti che non hanno inciso

Nell’ordine sono arrivati dopo l’inizio del campionato il difensore Will Noecker, proveniente dai semiprofessionisti del Dothan United, squadra dello stato dell’Alabama di USL Division Two, l’ala gambiana Lamin Jawneh, che prima di essere prelevato dal Texoma FC aveva giochicchiato e fatto prevalentemente panchina in varie squadre di USL Two, USL Championship, alcune squadre greche senza mai scendere in campo ed un’esperienza in Repubblica Dominicana con la maglia del Moca, non esattamente una garanzia di qualità.

In seguito sono approdati a Paterson l’attaccante Chevone Marsh, ex nazionale giamaicano con precedente militanza in Usa con Ventura County Fusion nell’allora PDL (oggi USL Division Two) Chattanooga Red Wolves. Greenville Triumph e non esattamente fortunate esperienza in Costarica ed El Salvador nonché nel campionato finlandese. Dopo aver segnato due reti nelle prime due partite sembra essersi eclissato e di lui si sono perse le tracce….

Continuano l’infausta carrellata il difensore Michael Chilaka, ex nazionale israeliano under 17 con un curriculum nelle squadre minori del suo paese fino ad arrivare ai defunti San Diego Loyal e Forward Madison, dopodiché dopo essere sceso in campo due volte con la maglia del Maccabi Jaffa è stato prelevato dai Cosmos, e visto l’andamento della squadra sembrerebbe che né lui tantomeno Noecker abbiano dato alla squadra il supporto necessario.

Ramos e Acosta: il confronto impietoso con la difesa del passato

Il centrocampista Ozzie Ramos, nativo di San Diego è stato anche lui prelevato dal Texoma FC ed in passato aveva prestato i suoi servizi nella terza divisione indipendente NISA con le maglie di San Diego 1904 e San Diego Albion, tre presenze nei messicani dell’Atletico Jalisco militanti nella lega indipendente LDBM e già non più esistenti. Successivamente ha vestito le maglie di Fresno Fuego in California, Forward Madison entrambe in USL Division One, salvo poi far parte dei Carolina Core, squadra indipendente della MLS Next Generation, nulla di eccezionale ma sicuramente un giocatore di categoria con un po’ di esperienza, ma come già ci siamo detti in passato non sono questi i giocatori da acquistare se si vuole salire di livello ed onorare la tradizione del club passata e recente.

Concludono in ordine temporale il difensore Stalyn Acosta, nato a Long Island ma di nazionalità honduregna che oltre il nome pesante da portare specialmente in un paese che tutt’ora fa dell’anticomunismo uno dei suoi valori fondamentali, porta nel suo ruolino di marcia una passata esperienza la scorsa stagione con i portoricani del Ponce, un po’ poco per vestire la maglia della squadra che in difesa negli anni d’oro poteva annoverare Franz Beckenbauer e Carlos Alberto Torres ma che anche durante la seconda incarnazione della Nasl aveva un reparto difensivo di tutto rispetto, basti pensare allo spagnolo Ayoze ed al brasiliano Roversio.

Anche negli anni del semiprofessionismo sicuramente il nazionale albanese Ansi Agolli e l’ex Pescara Emmanuele Sembroni avevano sicuramente ben altra consistenza, ma vediamo cosa avrà da offrire il futuro. Questi giocatori potrebbero essere dei buoni prospetti ma se al momento sei ultimo e vuoi attrarre i tifosi allo stadio sono altri gli acquisti da farsi.

Shamit Some, l’unico colpo con un passato in MLS

Dulcis in fundo, l’ultimo acquisto avvenuto poco tempo fa è il centrocampista Shamit Some, di nascita canadese ma di discendenza bangladeshi, tanto da decidere dopo aver effettuato la trafila delle nazionali giovanili del paese della foglia d’acero, di scegliere la nazionale maggiore del Bangladesh nel 2025. A differenza degli acquisti sopra citati, il centrocampista ex Montreal Impact, Fc Edmonton e Forge ha militato sia nella defunta Nasl, che in MLS con Montreal, coi quali ha vinto anche la Voyagers Cup, prestigioso trofeo nazionale che garantisce un posto nella Coppa Campioni nordamericana nel 2019, senza contare il campionato di prima divisione canadese denominato Canadian Premier League dove ha vinto coi Forge un campionato ed una coppa stagionale.

Sicuramente non è un giocatore di classe internazionale ma avendo militato in MLS che attualmente è considerato l’ottavo campionato calcistico a livello mondiale sicuramente in USL Division One può fare la differenza anche se sicuramente è troppo tardi per poter raggiungere almeno i play-off ma perlomeno sarebbe cosa buona e giusta non arrivare ultimi.

New York Cosmos, segnali di ripresa: tre risultati utili e l’ultimo posto da evitare

La squadra ha una partita da recuperare per via di un nubifragio che verrà recuperata in Ottobre, e nelle ultime partite si sono visti dei segni di ripresa: dopo la vittoria di misura contro l’AV Alta a Paterson la squadra si è imbarcata in una doppia trasferta, vincendo per la prima volta dall’inizio del campionato fuori casa contro il Corpus Christi FC per 2-0 e pareggiando la settimana successiva in casa dei Chattanooga Red Wolves per 3 – 3.

I Richmond Kikers sono a un solo punto e se la squadra ha finalmente preso a macinare punti oltre che gioco potrebbe presto perlomeno allontanarsi da una ideale zona retrocessione (che nei campionati Usa ancora non c’è ma intendiamo perlomeno mettersi almeno tre o quattro squadre alle spalle) e trasformare il campionato 2026 da disastroso a decoroso.

Il vero problema dei New York Cosmos è l’affluenza all’Hinchliffe Stadium

Il problema principale però rimane sempre quello dell’affluenza, che per quanto sia in parte condizionato anche dal pessimo andamento della squadra in campionato ha delle radici ben più profonde.

Baye Adofo-Wilson e le accuse di conflitto d’interessi

Come in tutto il mondo quando le cose vanno bene dirigenti e giocatori vengono osannati mentre quando la situazione non è rosea come in questo caso nessuno è immune dalle critiche anche feroci, e questo deve averlo imparato anche l’attuale azionista di maggioranza, l’avvocato, mediatore immobiliare ed architetto afro-americano Baye Adofo-Wilson, il quale è stato ultimamente accusato persino di conflitto di interessi essendo una persona molto conosciuta e presente anche nella vita politica della città e proprietario oltre che dei Cosmos anche della locale squadra di baseball, che giocano entrambe nello storico Hinchliffe Stadium, vestigia del periodo segregazionista delle cosiddette negro leagues di baseball a pochissima distanza dalle spettacolari cascate del fiume Passaic.

Gli addetti ai lavori della politica locale lo accusano di aver usato il suo potere di influenza per restaurare a spese della comunità lo stadio per due sodalizi sportivi di sua proprietà senza un reale beneficio per la comunità locale. Se sia veramente così non ci è dato di saperlo ma da quello che si evince né i New Jersey Jackals né i New York Cosmos portano gente allo stadio.

Da 4.000 spettatori a una media di 1.000 paganti

Tralasciando la squadra di baseball locale, la situazione sugli spalti per quella che fu la squadra di soccer più famosa d’America e che fece appassionare gli americani allo sport più bello del mondo è a dir poco desolante. All’esordio casalingo si sono presentati appena 4000 spettatori, via via diminuiti fino a toccare una media anemica di 1000 paganti a partita.

Sicuramente questo dipende sia dall’assenza di giocatori di richiamo sia dal pessimo andamento della squadra, ma il problema vero evidenziato più volte da tifosi e simpatizzanti è che Paterson non è attrattiva per i residenti di New York City mentre la comunità locale è profondamente disinteressata alla squadra e al soccer.

Perché Paterson non riempie lo stadio dei New York Cosmos

Una comunità che non segue il soccer

Le ragioni sono svariate e molteplici, la prima è perché come si era già detto la popolazione di origine europea, quella assieme ai latinos più interessata al soccer ha quasi del tutto abbandonato la città dagli anni ’80 in poi, e la comunità latino-americana locale è composta in larga parte da dominicani, i quali come sappiamo non sono interessati al soccer ma al baseball, peruviani e colombiani insieme raggiungono uno striminzito 5% della composizione etnica della città mentre come già detto la comunità più numerosa specie in zona stadio è quella del Bangladesh, che oltre ad impazzire per il cricket (quindi forse in prospettiva per il baseball) e non essere interessata al soccer è come nel resto del mondo una comunità molto chiusa che tende a non integrarsi.

Anche iniziative come il giorno dell’orgoglio bangladeshi e l’affiliazione del club calcistico locale degli emigrati del Bangladesh ai Cosmos ha portato risultati. E’ chiaro che l’acquisto per la stagione di Shamit Some, oltre che alzare il livello del gioco e si spera dei risultati, è volto a cercare di coinvolgere i suoi connazionali affinché si presentino allo stadio, ma questa strategia non è garantito che dia frutti: se aggiungere il semisconosciuto italiano/slavo/portoghese/sudamericano avesse dato i suoi frutti, già alla fine degli anni ’60 ci sarebbe stata una lega pro soccer tale da non rendere necessaria la nascita dei Cosmos dopo il mesto fallimento dei Generals e la chiusura degli Skyliners.

Vero è che Shamit Some è l’unico calciatore del Bangladesh un po’ conosciuto, ma sembra improbabile che il suo arrivo in New Jersey faccia correre la comunità bangladeshi all’Hinchliffe Stadium per vederlo giocare.

Uno stadio senza memoria per le nuove generazioni

Un’altra ragione è che l’Hinchliffe Stadium è stato lasciato al degrado per molti, troppi anni e che solo di recente è stato restaurato e restituito alla comunità, col risultato che le giovani generazioni non lo hanno memorizzato come luogo dove durante il periodo scolare ed universitario hanno fatto sport, così che non si creasse quel legame di memoria, identità e radicamento locale che invece sarebbe stato utile alla causa dei Cosmos ma anche dei Jackals.

La società calcistica ha cercato e sta cercando in molti modi di radicarsi nella comunità locale, ma anche dovesse riuscirci ci vorranno anni, ci vorrà tempo, merce rara e che non può essere recuperata sul mercato anche perché vorrebbe dire un oneroso passivo nelle casse della squadra che non si sa per quanti anni potrebbe persistere né per quanto sarebbe sostenibile per la proprietà.

Trasporti, traffico e la percezione di insicurezza

A questo aggiungiamo che Paterson non è ben collegata con la capitale dello stato a livello di mezzi di trasporto, ed anche muoversi con la propria auto comporterebbe in alcuni tratti di strada incontrare parecchio traffico, e questo per l’abitante di New York che già considera il New Jersey un altro mondo è un deterrente.

Questo è confermato anche dal fatto che quando i Cosmos hanno giocato nello stato di New York a Brooklyn e Westchester per disputare la USL Cup denominata Prinx Cup per motivi di sponsorizzazione, si sono viste al seguito del sodalizio bianco verde delle discrete quando non buone affluenze, anche questo dovrebbe far pensare.

Ma la cosa che più di tutto allontana i newyorkesi da Paterson è che la città non è sicura, questo è quanto si percepisce dai vari forum e pagine social di tifosi, simpatizzanti ed addetti ai lavori.

Tra i commenti di un articolo comparso sul The Ridgewood Blog intitolato “Hinchliffe Stadium Financial Crisis: Why The New York Cosmos and Jersey Jackals can’t save Paterson’s Historic Venue”, che spiega in modo minuziosamente freddo e impietoso la situazione ed i motivi del suo persistere, troneggiavano nella sezione destinata ai lettori con amara ironia: “E’ veramente strano che i bianchi non vogliano andare a Paterson” e “Finché non rendete sicura Paterson, nessuno vorrà andarci”, mentre sulla pagina facebook dei tifosi, alla domanda se la zona dello stadio fosse sicura la risposta è stata: “La zona dello stadio è sicura ma quella accanto avresti bisogno di un giubbotto antiproiettile per passare”.

La testimonianza di un tifoso: “Non porterei mai la mia famiglia a Paterson”

Ma chi ha descritto meglio la situazione è stato l’italo-americano Giuseppe Cantalupo, del quale tradurremo alcune parti della sua lunga invettiva:

“Per la prima volta dal 2017 sono andato a vedere i Cosmos. Vengo da Brooklyn e una volta imboccato l’Holland Tunnel sono rimasto un’ora nel traffico, non è il massimo per una squadra che si chiama New York Cosmos. Ma la cosa peggiore è stata quando sono arrivato a Paterson dove ho visto con i miei occhi povertà, palazzi diroccati ed un ambiente che non trasmetteva sicurezza. Mi ero organizzato per andare a prendere un amico alla stazione degli autobus, e quando l’ho fatto entrare in auto mi ha detto che non si sentiva al sicuro e che era felice di non dover andare a piedi allo stadio. Guidando in città sia io che il mio amico eravamo entrambi d’accordo che l’ambiente circostante non trasmetteva sicurezza.

Una volta arrivato allo stadio un tifoso dei Cosmos mi ha consigliato di mettere l’auto nel parcheggio dello stadio perché in quella zona gli scassinamenti sono comuni, così lo sono stato ad ascoltare pagando 10 $ per il parcheggio. Lo stadio è bello ed ha una buona visuale e a dispetto del risultato mi sono divertito molto, ma le preoccupazioni non riguardano lo stadio ma la città dove si trova.

Al ritorno, tornando indietro di notte dopo la fine della partita, le cose sono state anche peggiori: ho incontrato un tossicodipendente che ballava in mezzo alla strada, tre prostitute, svariati barboni e molta gente ci ha urlato contro. Una ruota bucata in quella zona diverrebbe presto un incubo. Io vorrei continuare a supportare i Cosmos e lo farò per via della loro storia, tradizione ed importanza, però non porterei mai la mia famiglia, i miei nipoti e nipotine che amano il soccer, a Paterson. Non è una critica al club che tutti vogliamo che continui a esistere e che abbia successo, i Cosmos sono uno dei club più storici d’America e spero che mettano radici in una zona che sia più facile da raggiungere da New York, ma soprattutto più sicura”.

Il futuro dei New York Cosmos: restare a Paterson o traslocare?

E’ lecito chiedersi quindi cosa succederà al termine di questa, per ora, disastrosa stagione, se al termine del campionato la proprietà, che tra le altre cose nonostante la morte di Commisso annovera ancora la Mediacom tra i suoi investitori, deciderà di restare a Paterson o se valuterà altre opzioni.

Sicuramente l’intento di Baye Adofo-Wilson è lodevole nelle intenzioni ma non sta portando i frutti sperati, quello che ci si chiede è se i Cosmos resteranno a Paterson nelle prossime eventuali stagioni o se si trasferiranno altrove.

Brooklyn potrebbe essere un’ottima alternativa, magari all’Aviators Field, dove si potrebbe sviluppare una rivalità cittadina con la franchigia del Brooklyn FC, oppure Staten Island, facile da raggiungere e con un diamante di baseball della stessa capienza dell’Hinchliffe Stadium già utilizzato in passato anche per il soccer e con una numerosa comunità italiana, il 32% degli abitanti.

Cosa succederà dopo la fine del campionato? Lo scopriremo nelle prossime puntate, per ora da Paterson è tutto.

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