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New York Soccer History

Presente e futuro

di Dario Torrente

La nascita della MLS e la maledizione di Caricola

 

Nel 1995 la neonata Major League Soccer assegna una franchigia in New Jersey, che verrà poi nominata New York/NJ Metrostars, ed un’altra a Long Island che viene poi successivamente ritirata. I Metrostars sono tra le prime sette squadre a prendere corpo nella neonata lega, il primo vero tentativo di impiantare una lega pro soccer negli Usa dopo la fine della NASL e sulle ali dell’entusiasmo grazie all’ottima riuscita dei mondiali Usa ’94, andati bene oltre ogni pronostico sotto tutti i punti di vista. In realtà, prima che la nuova franchigia avesse un nome c’erano stati tentativi di acquisto del marchio dei New York Cosmos, ma il proprietario de marchio Peppe Pinton, che dopo la loro fine avvenuta del 1985, ne aveva comunque tenuto vivo il marchio e il blasone organizzando campus estivi e creando squadre giovanili con nome Cosmos, aveva rifiutato categoricamente qualsiasi offerta. Per capire la storia dei New York Metrostars, ribattezzati poi prima del campionato 2006 New York Red Bulls causa l’acquisto della squadra da parte della nota multinazionale austriaca, bisogna andare alla partita d’esordio, quando a pochi secondi dal termine l’ex Juventus e Genoa Nicola Caricola commette un clamoroso autogol gelando i 46000 presenti al Giants Stadium. Negli anni si sono succeduti sulla panchina dei Metrostars allenatori del calibro di Eddy Firmani, Carlos Queiros, Bora MIlutinovic, Carlos Alberto Parreira, Alfonso Mondelo e Bob Bradley, ma senza riuscire a cavare un ragno dal buco, e questo nonostante gli investimenti di John Kluge e Stuart Subotnick prima e della AEG poi. Le star di livello nazionale ed internazionale oltre lo sfortunato Caricola che si sono succedute senza successo sul turf del Giants Stadium sono stati Roberto Donadoni, Branco, Lothar Matthaus, Tony Meola, Tab Ramos, Giovanni Savarese, Tim Howard e Alexi Lalas, ma successivamente anche Jeff Agoos, Eddie Pope, Eddie Gaven, Ante Razov, Ricardo Clark, Todd Dunivant, Clint Mathis, Carlos Mendes, Mike Petke, Mike Magee, l’ex romanista Michael Bradley , Jeff Parke, e dulcis in fundo il campione del mondo con la sua Francia ai mondiali del ’98 il francese Youri Djorkaeff, più una pletora di giocatori sudamericani magari non conosciutissimi a livello internazionale ma che nel loro paese ed in America latina avevano comunque un nome quali Jaime Moreno, grande a Washington quanto fantasma a New York nel suo unico anno di permanenza nella Grande Mela, l’argentino Sergio Galvan-Rey, i colombiani Antony De Avila, Adolfo Valencia ed Alex Comas, il cileno Marcelo Vega, il trinidegno Cornell Glenn, il costaricano Roy Myers, l’honduregno Amado Guevara, ma questa lunga lista di star o giocatori comunque di buon livello non è servita a portare trofei sulla bacheca dei Metrostar che addirittura nelle annate 1997, 1999 e 2002 mancarono l’accesso ai play-off. Come dice un vecchio proverbio il pesce puzza dalla testa e la colpa di questi terribili fallimenti è da attribuire ai dirigenti che si sono succeduti negli anni, quali Charlie Stillitano, Nick Sakiewicz ed il funesto Alexi Lalas, che ovunque è andato ha fatto più danni della grandine.

Dai Metrostars ai Red Bulls

Alla fine del 2005 la AEG ha venduto la squadra alla multinazionale dei soft drink Red Bull Gmbh, con conseguente cambio di nome da Metrostars a Red Bulls e nuovi colori sociali bianco-rossi al posto del vecchio abbinamento rossonero che faceva molto Milan, scelta che ha scontentato ed allontanato una parte di appassionati che non tiferebbero mai una squadra col nome di un soft drink, che pur di avere una squadra da tifare hanno supportato nel 2011 persino il disastrato FC New York, militante nella lega USL pro e fallito dopo un solo terrificante anno di vita. All’inizio però anche i nuovi investitori si sono mossi molto male, nominando come direttore generale il canadese Marc De Granpré, dirigente con esperienza nel campo delle bibite ma senza alcuna cognizione di come si possa gestire una squadra di calcio specie in un mercato come quello newyorkese. Un altro errore madornale dopo la dipartita del canadese è stato quello di cacciare l’allenatore e direttore generale Bruce Arena, che bene aveva fatto con la nazionale Usa ma anche sulla panchina di Washington e successivamente coi Los Angeles Galaxy di David Beckham coi quali ha vinto due Supporters Shields e due MLS Cup. Jeff Agoos è la dimostrazione di come non è scontato che un buon giocatore poi sia capace anche come dirigente sportivo. Nel frattempo a vestire la maglia della rinominata squadra son venuti Edson Buddle, pessimo a New York e Colorado ma che sarebbe poi esploso a Los Angeles, il difensore nazionale salvadoregno Alfredo Pacheco, ma anche l’ex nazionale austriaco Marcus Schopp, venuto a New York nel 2006 a fare il turista e giocare dieci partite in due anni. Un altro mistero è anche quello del perché sia stato lasciato andare un giocatore come Dema Kovalenko che aveva comunque fatto molto bene a Chicago, Washington e in patria con i Metalurh Zaporizhya e dopo aver lasciato New York si è distinto a Salt Lake City e Los Angeles, come c’e da domandarsi il perché dell’acquisto del portiere olandese Ronald Waterreus con l’abbondanza di portieri di qualità made in Usa. Parlando ancora di olandesi, un altro grosso errore è stato mandare a Dallas nel 2009 una pedina fondamentale per il centrocampo dei Red Bulls come Dave Van den Bergh. Un capitolo a parte merita Claudio Reyna, che ricevuto con onori e fanfare nel 2007 è sceso in campo appena 29 volte in due anni per poi dire addio al calcio giocato. Anche l’allenatore Juan Carlos Osorio, che si era distinto a Chicago non ha brillato alla corte dei Red Bulls raggiungendo la finale della MLS fortunosamente nel 2008 persa poi 3-1 contro i Columbus Crew mentre l’anno dopo nonostante i buoni pronostici e la presenza in campo del difensore spagnolo ex Barcellona, Real Madrid, Bordeaux, Celta e Zaragoza Albert Celades, il colombiano Juan Pablo Angel, il futuro allenatore Mike Petke e la giovane promessa Dane Richards che aveva fatto vedere del buono l’annata precedente la squadra ha disputato un campionato a dir poco disastroso mancando un’altra volta i play-off. Ma dei meriti la Red Bull li ha, primo su tutti quello di aver costruito la Red Bull Arena, stadio che dal 2010 in poi ha sostituito il freddo e cavernoso Giants Stadium poi demolito. Dopo la dipartita di Osorio e Jeff Agoos la squadra è passata alla gestione manageriale del norvegese Erik Soler che ha portato in panchina lo svedese Hans Backe ed una serie di stranieri provenienti dal nord Europa come il portiere tedesco Frank Rost, rimasto per una stagione nel 2011, il centravanti estone Joel Lindpere, il centrocampista finlandese Teemu Taino con molta esperienza europea alle spalle, e l’islandese Victor Palsson, oltre al centrocampista norvegese Jan Gunnar Solli. Ma i due arrivi più prestigiosi della gestione soler sono stati il messicano Rafa Marquez, difensore già di A.S. Monaco e Barcellona e del francese ex Juventus ed Arsenal Thierry Henry. Ma New York è una piazza difficile ed è stufa di pazientare così al termine dell’ennesima stagione senza trofei sia Erik Soler che l’allenatore Hans Backe han dovuto fare le valige e la colonia nordeuropea è stata epurata assieme a Rafa Marquez. La gestione tecnica della squadra è stata data all’esordiente Mike Petke mentre la gestione sportiva e dirigenziale è stata assegnata allo scozzese Andy Roxburg ed al francese Gérome de Bontin. Per via degli stretti vincoli salariali Ken Cooper, valido attaccante è stato rispedito a Dallas, ma sono arrivati Jamison Olave proveniente come Fabian Espindola dal Real Salt Lake, il centrocampista Eric Alexander dai Portland Timbers, il camerunense Marius Obekop anche lui a centrocampo, l’australiano David Carney, l’attaccante inglese già nazionle under 20 Bradley Wright-Phillips, il franco-zairese Péguy Luyindula già del Paris S.G., il difensore ugandese Ibrahim Segkagya proveniente dalla casa madre austriaca, l’ala spagnola Ruben Bover proveniente dagli inglesi del Charlton Atletic, il nord irlandese Jonny Steele, centrocampista proveniente dallo stato dei mormoni, mentre il difensore giapponese Kosuke Kimura proviene dai Colorado Rapids coi quali nel 2011 è stato anche campione MLS. Da Colorado arriva anche il giovane attaccante Andre Akpan. Dopo tanti errori finalmente New York ha finalmente portato a casa il Supporters Shield, primo trofeo ufficiale dalla nascita della franchigia, ciononostante la corsa di New York al titolo è finita per opera di Houston, e con essa la velleità di esorcizzare il fantasma dei Cosmos che nemmeno a farlo apposta dopo una gestazione triennale sono rinati

Il ritorno e la seconda fine dei Cosmos e la nascita del New York City FC

I Cosmos dopo la gestione di Kemsley e Byrne sono stati acquistati dagli arabi della Sela Sport che li gestisce tramite il loro uomo di fiducia Seamus O’Brien e militano nella nuova Nasl, una seconda divisione con mire espansionistiche. Inuovi Cosmos giocavano all’Hofstra Stadium e nel 2013 attiravano mediamente dalle 5000 alle 7000 persone, non male in una città con tanta offerta sportiva e di intrattenimento contando che sempre di seconda divisione si tratta. I Cosmos possono sempre contare sul loro marchio e sulla loro storia (basti pensare che nel 1991 lo stato del New Jersey ha proclamato ufficialmente il 21 Luglio come “Cosmos day” e 32000 persone circa hanno raggiunto il Giants Stadium per una partita tra ex calciatori) e pur essendo una squadra fresca di espansione era riuscita, imponendosi di misura ad Atlanta, a vincere il titolo Nasl pomposamente ribattezzato Soccer Bowl come nella vecchia lega omonima della quale l’attuale Nasl cercava di farsi passare per erede. In più tra i progetti della squadra c’era uno stadio da 25000 persone da costruire nella contea di Belmont con capitale interamente privato che aspettava solo l’autorizzazione dei politici locali molti dei quali sono invogliati anche dalle promesse di posti di lavoro che la nuova costruzione avrebbe portato, ma dopo anni di attesta le autoritù locali hanno bocciato il progetto inspiegabilmente. A complicare ulteriormente la situazione ci si è messo il Manchester City che ha pagato ben 100 milioni di presidenti morti per potersi assicurare la ventesima squadra MLS col nome di New York City F.C. con una quota pari al 20% di proprietà dei New York Yankees. La nuova squadra ha debuttato nel 2015 eleggendo a casa lo Yankee Stadium, la costruzione del nuovo stadio prevista però al Corona Park è stata rigettata dalle amministrazioni locali ed ora la nuova franchigia sta ancora cercando un nuovo posto dove poter edificare la propria cattedrale dello sport in un’area che sia Queens o il Bronx. Nonostante il numero di abbonamenti, superiore ai 15000, e la presenza in campo di stelle del carico di David Villa, Frank Lampard e Andrea Pirlo,nel suo primo anno di vita la squadra non ha raggiunto i play-off, ed il mancato raggiungimento del risultato dato quasi per scontato viste le risorse in campo, è costato il posto all’allenatore Jason Kreis. Altri giocatori acquistati dalla neonata franchigia sono stati Mehdi Ballouchy, già di Real Salt Lake, Colorado Rapids, New York Red Bulls e Vancouver Whitcaps, il difensore Jeb Brovsky dai Montreal Impact, Ned Grabavoy, anche lui centrocampista con passata militanza in Los Angeles Galaxy, Columbus Crew, San Jose Earthquekes e prelevato dal Real Salt Lake, stessa provenienza del difensore Chris Wingert e del centrocampista colombiano Sebastian Velasquez. Certamente la passata o recente provenienza di molti dei giocatori dal Real Salt Lake è da addursi alla presenza in panchina dell’ex giocatore divenuto poi allenatore della squadra dei mormoni Jason Kreis, sicuramente uno dei migliori allenatori a stelle e strisce presenti sulla piazza che però non è riuscito a gestire una squadra di primedonne e a creare il necessario amalgama che, a dispetto di cosa pensasse il compianto presidente del Catania Salvatore Massimino non si può comprare. L’attaccante slovacco Adam Nemec è stato prelevato dai tedeschi della Union Berlin, mentre il norvegese-americano Mix Dikserund arriva dai norvegesi del Rosenborg. L’inglese Frank Lampard, bandiera del Chelsea acquistato poi dalla holding proprietaria del Manchester City, del Melbourne City e dei neonati New York City F.C. e portato provvisoriamente a Manchester, è stato il testimonial della campagna abbonamenti per la nascente squadra newyorkese, ma proprio lui suo malgrado è stato protagonista di un incidente diplomatico che ha minato non poco la credibilità del progetto e della MLS stessa. Secondo quanto già enunciato da staff tecnico e dirigenti Frank Lampard sarebbe dovuto arrivare a New York all’inizio del campionato MLS, ma pochi mesi fa è arrivata la secca smentita dalla casa madre inglese che il giocatore non aveva ufficialmente firmato con il New York City F.C. bensì con il City Football Group, vale a dire il consorzio che raggruppa le squadre di proprietà dello sceicco Mansour, e che sarebbe rimasto a Manchester fino alla fine del campionato inglese in corso. Questa affermazione è stata recepita come un fulmine a ciel sereno non tanto per i due mesi di ritardo con cui il giocatore è arrivato quanto per la debolezza della MLS con i club titolati di richiedere ed esigere i propri giocatori nei tempi previsti, (come ai tempi dell’affaire Beckham quando fu dato in prestito all’ A.C. Milan), e in più ha fatto si che la neonata franchigia newyorkese venisse recepita come una squadra satellite di un club straniero, e questo pochi mesi dopo il mesto fallimento dei Chivas Usa, chiusi per mancanza di pubblico ed incapacità di radicarsi nella comunità calcistica locale. Sebbene in ritardo sia la MLS che i dirigenti del New York City hanno cercato di metterci una pezza, ma per farsi accettare come squadra della città e non come l’ennesima colonizzazione per pubblicizzare un brand ci vorrà tempo e molti trofei vinti, anche se bisogna dire che almeno sulla carta il prodotto messo in campo da New York è di ottima qualità. Il 2014 ha visto stentare sia Cosmos che Red Bulls, facendo si che entrambe le squadre cominciassero un’opera di sostanziale ricostruzione. Dopo le dimissioni di Roxburgh, Ali Curtis ha subito epurato Mike Petke, scelta non vista bene dai tifosi, per mettere in panchina Jesse Marsh. Tierry Henry se n’è andato lasciando il calcio giocato così come come Ibrahim Segkaya, che ha assunto un ruolo dirigenziale. Kimura è approdato in Polonia, Olave ed Espindola sono anch’essi emigrati altrove, così come l’australiano Tim Cahill, che ha scelto di terminare la carriera in Cina dopo la coppa d’Asia. La squadra è stata trasformata in un cantiere aperto, e molti giocatori al momento senza squadra o in cerca di un ingaggio si sono allenati con i Red Bulls, tra questi Dane Richards, non nuovo da queste parti, assieme a Mike Grella, Tim Ward ed Anatole Abang oltre il difensore colombiano Jhon Kennedy Hurtado. Infine i RedBulls han deciso di tesserare Grella e Abang. Da Kansas City arriva l’italo-americano Sal Zizzo, il francese Ronald Zubar, chiamato per rinforzare la difesa ha in passato militato per Olympique de Marseille, Caen ed Ajaccio, il suo arrivo rinforza la presenza francese in difesa facendo compagnia al conterraneo Damien Perrinelle, arrivato la scorsa estate. Leo Stolz arriva dal Superdraft, il centrocampista brasiliano ma cresciuto calcisticamente negli Usa Felipe Martins è stato acquistato dai Montreal Impact, il difensore Andrew Jean-Baptiste arriva dai disciolti Chivas Usa. La vedette della squadra è il cavallo di ritorno Sacha Kljestan, americano del giro della nazionale reduce da cinque campionati in Belgio con la maglia dell’Anderlecht, scelta ottima per rinforzare il centrocampo, e sempre come rinforzo di centrocampo è arrivato e stagione inoltrata Shaun Wright-Phillips, fratello dell’attaccante Bradley Wright-Phillips, dai londinesi del QPR. Ali Curtis aveva detto che campagna acquisti non era completa e che sicuramente altri giocatori di livello sarebbero arrivati, ma nessun fuoriclasse ha preso il posto di Henry, intanto nonostante una campagna acquisti non eccezionale e la dipartita di Petke vista come un’ingiustizia da molti tifosi la campagna abbonamenti è arrivata a circa 18000 tesserati e dopo un inizio incerto i Red Bulls si sono aggiudicati un altro Supporters Shield ma la loro corsa al titolo si è fermata alle semifinali contro i Columbus Crew. Non è invece andata bene la campagna abbonamenti dei Cosmos, che dopo un’annata al di sotto delle aspettative hanno rivoluzionato i ranghi della squadra. A parte Marosevic, Noselli, Paulo Mendes e Dimitrov, persi per strada durante il campionato e le meteore Lade, Mwanga e Denissen, fugaci innesti per la stagione 2014, i newyorkesi hanno visto andare via Johnson, Nane, Diaz e il centrocampista Dane Murphy si è ritirato passando allo staff tecnico. Sono arrivati il difensore paraguaiano Caceres, in arrivo dagli argentini del Nueva Chicago che però non ha entusiasmato Savarese ed è utilizzato poche volte, lo scozzese Adam Moffat, veterano della MLS, i centrocampisti Walter Restrepo e Leo Fernandes, premiato come il miglior giovane della Nasl, l’attaccante zimbabwese Luckymore Mkosana prelevato dai Tampa Bay Rowdies, ma l’acquisto che ha fatto parlare il mondo intero e riportato ancora una volta i Cosmos sulla bocca di tutti i giornalisti sportivi è stato quello dello spagnolo Raul, già stella di Real Madrid e Schalke 04. Certamente a 37 anni il meglio di se lo aveva già dato ai tempi della sua lunga militanza con la maglia dei galacticos, ma come era prevedibile ha saputo deliziare il pubblico dei Cosmos e della Nasl con 8 goal e giocate di classe sopraffina, e non appena appesi gli scarpini al chiodo, purtroppo al termine della stagione 2015 assieme all’ex compagno di nazionale Marcos Senna, verrà nominato supervisore del settore giovanile della squadra di New York. Un altro spagnolo tra le altre cose già dei New York Red Bulls che si è fatto notare in campo è Ruben Bover, che reduce da un ottimo campionato con la squadra B militante in NPSL, è stato poi portato in prima squadra dove ha fatto vedere talento e ha segnato anche un goal. I Cosmos, complice anche un’annata 2014 balorda, hanno visto un calo di pubblico del 29% e speravano quest’anno di riportare la gente allo stadio, grazie ad una poderosa campagna acquisti a un campionato di vertice degno della miglior tradizione della squadra passata e presente, che ha portato alla vittoria dello Spring Championship, della Woosnam Cup e del Soccer Bowl ma che ha risolto solo in parte il problema della media spettatori, tornata quasi ai livelli del 2013, ma per il livello di gioco e di risorse messe in campo ci si aspettava un po di più. Dopo il rischio di fallimento scongiurato con il cambio di proprietà della squadra da Seamus O’ Brien al patron di Mediacom Rocco Commisso, I Cosmos sono arrivati alla finale Nasl 2017 perdendo però contro i San Francisco Deltas.  La Nasl ha smesso di esistere poche settimane dopo con la decisione della U.S.S.F. di defraudarla dello status di seconda divisione. Ne è seguita una lunga battaglia legale durata fino alla fine del 2024 che ha però dato ragione alla U.S.S.F. Nel frattempo i Cosmos hanno militato nella lega semipro NPSL, equivalente ad una quarta divisione nelle annate 2018 e 2019 mentre nel 2020 hanno disputato un fallimentare campionato nella NISA, una terza divisione non ufficiale assieme agli effimeri New Amsterdam FC, squadra situata ad Hempstead che aveva scelto come stadio casalingo una struttura della Hofstra University non lontana da dove avevano giocato i Cosmos negli anni della Nasl. Il sodalizio era di proprietà del milionario Laurence Girard, che annoverava tra le sue proprietà anche i Chicago House, militanti nella stessa lega. La squadra ha smesso di esistere dopo la stagione 2021 perché, a quanto riportato da fonti ufficiali della NISA, non aveva pagato la tassa di iscrizione al campionato 2022 per i suoi due club, mentre Rocco Commisso aveva deciso l’anno precedente di chiudere i battenti ponendo la sua franchigia in “hiatus” termine spesso usato nello sport americano quando una squadra rimane inattiva ma che è spesso l’anticamera del fallimento.

L’esorcizzazione di Chinaglia, la nascita dei Brooklyn FC ed il nuovo imminente ritorno dei Cosmos

Dopo cinque anni di silenzio e poco dopo il rifiuto dell’antitrust di un riesame del caso Nasl, arriva la notizia che gli storici e leggendari Cosmos torneranno con una nuova proprietà in New Jersey dove hanno scelto come casa lo storico Hinchliffe Stadium nella contea di Paterson. Nel frattempo i New York Red Bulls non sono andati oltre la finale di MLS Cup persa lo scorso anno contro i Los Angeles Galaxy in quel di Carson, teatro delle gesta dei californiani attualmente chiamato per ragioni di sponsor Dignity Health Sport Park per 2- 1 con reti del ghanese Paintsil al 9’ del primo tempo e raddoppio pochi minuti dopo del serbo Dejan Jovelic precisamente al 13’. A nulla è servita la rete al 28’ di Sean Nealis. Il palmares dei tori rossi nati Metrostars può vantare appena tre Supporters Shields conquistati nel 2013, 2015 e 2018. Meglio è andata alla succursale del Manchester City denominata New York City FC, che ha esorcizzato nel 2021 il fantasma dei Cosmos di Chinaglia aggiudicandosi la MLS Cup  l’ 11 Dicembre 2021 in quel Providence Park di Portland dove nel 1977 Pélé se ne andò da vincitore. Apre le danze l’argentino Castellanos, ora in forza alla Lazio, al 41’ del primo tempo, la squadra di casa, gli storici Portland Timbers pareggiano al quarto minuto di recupero del secondo tempo con il cileno Felipe Mora. La lotteria dei rigori arriderà alla squadra della Grande Mela per 4 -2 con reti di Castellanos, Moralez, Talles Magno e Callens, mentre per Portland vanno a segno solo Moreno e Paredes. La franchigia di plastica, come è chiamata spesso dai propri detrattori è stata anche l’unica squadra di New York a vincere un trofeo internazionale ufficiale, la Campeones Cup, trofeo organizzato da MLS e Liga MX sul solco della preesistente SuperLiga. I newyorkesi hanno avuto ragione allo Yankee Stadium il 14 Settembre 2022 sui messicani dell’Atlas con reti di Callens al 4’ e Moralez al 49’ davanti a circa 24000 spettatori. Nel 2026 nella USL Championship militeranno anche i Brooklyn FC, di proprietà dello stesso gruppo che annovera tra le sue proprietà il Campobasso Calcio ed il Locarno FC in Svizzera. Se come dicono la USL sperimenterà nel prossimo futuro promozioni e retrocessioni con la prospettiva di creare una lega pro soccer antagonista alla MLS potremmo vedere un derby tra i ragazzi di Brooklyn (che tra le altre cose hanno scelto come teatro delle gesta casalinghe il Maimonides Park, ex MCU Park dove nel 2017 avevano giocato i Cosmos) ed i Cosmos. Se dovesse succedere, chi la spunterà?

 

 

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