Quel giorno del 1996 è ormai un lontano ricordo. Quando il primo kickoff diede il via alla storia della MLS, in Italia eravamo già nel pieno della nostra esplosione calcistica, mentre da New York a Los Angeles il “soccer” era ancora considerato uno sport per ragazzi del college. L’impatto dei Mondiali del 1994 fu importante, ma non devastante: nemmeno il calcio di rigore di Roberto Baggio, volato sopra la traversa sorvegliata da Taffarel, sancì lo slancio definitivo del soccer negli Stati Uniti. Fu piuttosto l’inizio di una lenta e costante scalata.
Alexi Lalas rappresentò il simbolo di quel 1994. Le copertine dei magazine sportivi, come il Guerin Sportivo, lo ritraevano come personaggio assoluto: amante della musica, quasi un cowboy pronto a sbarcare in Italia per conquistarla. Un gol al Milan, tante interviste divertenti e una buona qualità da difensore fecero di Lalas un vero ambasciatore del soccer. Fu una star? Decisamente sì. Fu la star del soccer nel mondo in quel momento storico.
Landon Donovan ha incarnato il sogno americano. Il wonderboy statunitense fece sognare un’intera generazione, diventando manifesto globale del soccer USA e fonte di ispirazione per molti giovani. Le sue esperienze tra Bundesliga e Premier League contribuirono a trasformarlo in un’icona internazionale. Dai suoi piedi partì il tiro che fece esplodere di gioia gli Stati Uniti ai Mondiali del Sudafrica 2010, quando la nazionale guidata da Bob Bradley conquistò la qualificazione alla fase a eliminazione diretta all’ultimo respiro.
Christian Pulisic rappresenta la storia moderna. Il trequartista nato in Pennsylvania ha scalato il gotha del calcio internazionale grazie a prestazioni convincenti e gol pesanti. Bundesliga, Premier League, Serie A e nazionale USMNT sono stati i palcoscenici dove abbiamo ammirato un talento contemporaneo, leader tecnico di una nazionale costruita per recitare un ruolo da protagonista ai Mondiali del 2026. Consacrato a Dortmund, Pulisic è oggi il riferimento per la nuova generazione di calciatori statunitensi, chiamata a consolidare definitivamente la potenza del soccer anche nell’era post-Messi in MLS.
Clint Dempsey è stato una delle vere stelle del calcio americano. Con la nazionale ha collezionato 141 presenze tra il 2004 e il 2017, segnando 57 gol, record condiviso come massimo realizzatore statunitense. A livello di club ha brillato tra Fulham e Tottenham in Premier League, realizzando 57 reti, oltre a superare quota 70 gol complessivi nelle esperienze MLS con New England e Seattle. Capace di segnare in tre Mondiali diversi, Dempsey è entrato nella National Soccer Hall of Fame nel 2022.
Tim Howard è stato il simbolo della sicurezza tra i pali. Feroce, determinato e carismatico, detiene il primato di presenze internazionali per un portiere statunitense con 121 apparizioni tra il 2002 e il 2017. Parte di tre spedizioni mondiali, è considerato una vera “royalty” del soccer USA, al pari di Donovan e Dempsey. In Premier League ha lasciato un segno indelebile con quasi 330 presenze nell’Everton, diventando uno dei giocatori non inglesi più rappresentativi del campionato.
Cobi Jones è il primatista assoluto della nazionale statunitense con 164 presenze. Protagonista tra il 1991 e il 2004, ha segnato più di 12 reti con la USMNT. Dopo esperienze professionistiche in Inghilterra e Brasile, è diventato una delle prime stelle della MLS. Con i Los Angeles Galaxy ha realizzato 70 gol e conquistato due MLS Cup in undici stagioni straordinarie. Inserito nella Hall of Fame, ha poi proseguito la carriera nello staff tecnico e come commentatore televisivo.
soccer stars: il meglio deve ancora venire
Dal lontano 1994 a oggi, il soccer statunitense ha attraversato una trasformazione profonda. Da fenomeno marginale a movimento in costante crescita, capace di esportare talenti, creare icone e costruire una propria identità internazionale. Le storie di Lalas, Donovan, Dempsey, Howard, Jones e Pulisic raccontano una progressione chiara: il soccer negli Stati Uniti non è più un esperimento, ma una realtà consolidata. E con il Mondiale del 2026 all’orizzonte, la sensazione è che il meglio debba ancora venire.


