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New York Soccer History

ISL, NPSL, USA e NASL

di Dario Torrente

New York è la città che più di ogni altra rappresenta l’America negli occhi dell’immaginario mondiale ed è allo stesso tempo la città meno americana di tutte. A New York arrivano tutte le mode e tendenze e da New York ne partono altrettante destinate a cambiare l’America e il mondo, New York è in un certo qual modo la capitale del mondo, forse perché è abitata da etnie provenienti da ogni parte del pianeta, cominciando da quelle storiche quali afroamericani, wasp, olandesi (la città venne fondata col nome di Nieuwe Amsterdam) irlandesi ed italiani per finire con quelle di più recente immigrazione quali africani, asiatici e latinos. Da sempre la città ha accolto tutti dando l’opportunità di una vita migliore a chi scappava dalla fame e dalla miseria o regimi brutali ma anche chi semplicemente aveva un’idea ed aveva scelto la Grande Mela come nuova casa o punto di partenza per un radioso futuro, perché come dicono gli americani, se si ha successo a New York lo si avrà ovunque.

La International Soccer League

Così deve aver pensato William B. Cox, milionario uscito come da un romanzo sul self made man del sogno americano che decise nel 1960 in un clima di grande ottimismo ed espansione economica di tentare l’esperimento della International Soccer League. La lega da lui creata era una sorta di campionato estivo con squadre provenienti da tutto il mondo che venivano ad allenarsi negli Usa disputando amichevoli pagate a suon di dollari, una consuetudine ancora in voga ai giorni nostri. La competizione andò avanti fino al 1965 e non si limitò a New York ma toccò anche altre città, quali Montreal, Chicago, Chicopee (Massachussets) e Gudalajara in Messico. Il torneo ebbe alterne fortune e si mantenne su una media di 10000 spettatori, non pochi per quegli anni, con finale doppia disputata sempre al Polo Grounds di New York, mentre la American Challenge Cup, che vedeva la vincitrice della ISL scontrarsi con la detentrice della passata stagione veniva organizzata invece al Downing Stadium. La competizione vide affrontarsi squadre provenienti da tutto il mondo e di tutte le fogge, dai club blasonati quali Stella Rossa, Sporting Lisbona, Bayern Monaco, West Ham United, alle cenerentole quali Mantova, Varese, Petah Tikva e Shamrock Rovers, passando per un numero di squadre di medio spessore quali Sampdoria, America di Rio, Bangu, Dinamo Bucarest, Espanol e molte altre. Nelle edizioni del 1960, 1961 e 1965 la competizione si arricchì dei New York Americans, una sorta di squadra di All Stars delle varie leghe americane quali ASL e GAL più qualche inglese naturalizzato. Alla fine dell’avventura Cox, invero non molto fortunato in fatto di investimenti sportivi perse circa 100.000 dollari ma ebbe anche alcune soddisfazioni, quali la sintesi della American Challenge Cup 1964 tramessa dalla CBS e la sponsorizzazione l’anno seguente della stessa competizione da parte dell’Herald Tribune Fresh Air Fund. Per la cronaca le vincitrici del titolo furono Bangu, Dukla Praga, America di Rio, West Ham (con Geoff Hurst e Bobby Moore), Zaglebie Sosnowiec e Polonia Bytom. La American Challenge Cup fu invece vinta dal 1962 al 1964 dal Dukla Praga e nell’ultima edizione del 1965 dal Polonia Bytom.

La fine della ISL

Per via di alterchi tra la federcalcio Usa di allora, per molti anni più un ostacolo allo sviluppo dello sport che non altro, e William Cox la competizione non venne più disputata. In poche parole Cox non voleva avere a che fare con gli uomini della federazione essendo abituato a trattare con businessman come lui, e gli impiegati dell’allora U.S.S.F.A. vedendolo come un corpo estraneo ed un rivale misero fine alla I.S.L. vietandogli di importare squadre estere negli Usa e di organizzare campionati non autorizzati dalla federazione calcistica statunitense. Cox si ribellò facendo ricorso all’antitrust ma questo non servì a riportare in vita il torneo. Il seme però era stato gettato, e l’anno seguente molte squadre vennero a New York per tornei ed amichevoli tra le quali Bayern Monaco, Celtic Glasgow, Tottenham Hostpur ma anche il Torino, e la competizione denominata United States Cup of Champions con squadre del calibro di Inter (la grande Inter degli anni ’60), Benfica (con Eusebio), Santos (con Pélé) ed i greci dell’AEK Atene a fare da squadra materasso. La finale tra Inter e Santos fu giocata il 5 Settembre 1966 davanti a ben 41598 spettatori. Per la cronaca la partita finì 1-1 con goal di Pélé e pareggio di Mazzola. Le buone affermazioni di pubblico durante queste lussuose amichevoli internazionali e l’inatteso successo televisivo della finale mondiale Inghilterra – Germania trasmessa dalla NBC mise in moto due cordate di imprenditori, una capeggiata dallo stesso Cox, che incapaci di unirsi formarono due leghe pro soccer che avrebbero cominciato i rispettivi campionati nel 1967, la N.P.S.L., non ufficiale e in teoria fuorilegge ma meglio organizzata ed un contratto televisivo con la CBS, e la U.S.A., ufficializzata dalla U.S.S.F.A. e dalla F.I.F.A. , così quell’anno la città di New York, come Toronto e Chicago, vide non una ma ben due squadre professioniste sul proprio suolo durante quella fallimentare stagione.

NPSL, USA e  nascita della NASL

La lega ufficiale, trovandosi spiazzata dai grandi passi compiuti in poco tempo dalla lega rivale e non trovandosi pronta decide di importare squadre dall’estero, prevalentemente dalle isole britanniche, cambiandone nome e casacca ed assegnandole alle varie città che avevano ottenuto una franchigia. Le uniche squadre non britanniche furono gli irlanesi dello Shamrock Rovers, assegnati a Boston dove divennero Boston Rovers, Il Cagliari di Roberto Boninsegna e i Nènè (Gigi Riva come altri rifiutò di andare) che fu mandato a Chicago dove prese il nome di Chicago Mustangs, gli olandesi dell’ADO Den Haag che diventano i San Francisco Golden Gate Gales e ultimi ma non ultimi gli uruguagi del Cerro de Montevideo che vengono mandati a New York nonostante l’assenza di una forte comunità uruguaiana (si pensava che la città di New York, per natura cosmopolita, avrebbe comunque supportato la squadra senza bisogno di comunità etniche a supportarla) dove divennero i New York Skyliners. La squadra sceglie come casa lo Yankee Stadium e nonostante il pessimo piazzamento finale, penultimo posto nella Eastern Division con 10 punti frutto di 2 vittorie 6 pareggi e 4 sconfitte registrano la più alta affluenza della conference con 8766 spettatori. Con 5 goal e 2 assist il brasiliano Benedicto Ribeiro è capocannoniere sociale. I New York Generals invece sono di proprietà della RKO-General (proprietari della tv newyorkese WOR-TV che anni dopo trasmetterà gli incontri dei Cosmos) e del Madison Square Garden. La squadra è allenata dall’inglese Freddy Goodwin e annovera nella formazione due nomi che faranno la storia. Uno è l’argentino Luis Cesar Menotti, futuro allenatore dell’Argentina di Daniel Passarella campione del mondo 1978 e l’altro è l’inglese Barry Mahy, futuro giocatore dei Cosmos a fianco di Pélé e Chinaglia. Anche i Generals prendono casa allo Yankee Stadium e nemmeno il loro campionato è esaltante, terzo posto nella Eastern Division della NPSL con 11 vittorie, 8 pareggi e 13 sconfitte, mentre la media spettatori viaggia su un miserrimo 4324 presenze allo stadio, purtroppo in linea con tutta la lega. Coi suoi 14 centri stagionali e 3 assist l’inglese George Kirby è sesto in classifica marcatori è capocannoniere sociale. La fine della fallimentare stagione 1967 costringe le leghe rivali a fondersi, creando così la NASL. I New York Skyliners vengono chiusi per lasciare posto ai Generals, che quell’anno acquistano Gordon Bradley, giocatore inglese nelle divisioni minori e proveniente dal Toronto City, futuro allenatore-giocatore dei New York Cosmos, ma questa è un’altra storia. Prima dell’inizio del campionato i Generals disputano due amichevoli, la prima contro il Santos di Pélé, vinta sorprendentemente 5-3 dalla squadra di casa e l’altra contro il Real Madrid che ha gioco facile dei Generals sbaragliandoli per 4-1. Il campionato di New York non è esaltante, terzo posto nella Atlantic Division con 12 vittorie, altrettanti pareggi ed 8 sconfitte ed una media spettatori di 5605 presenze allo stadio, meno di quanto Generals e Skyliners avevano totalizzato l’anno precedente a leghe disgiunte. Il tedesco Dieter Perau porta a casa 13 reti e 7 assist, buono anche il bottino di Kirby composito di 9 reti e 2 assist. La scarsa affluenza e il mancato ritorno economico coadiuvati da rating televisivi anemici fanno si che i New York Generals, come la maggior parte delle franchigie NASL, falliscano dopo la stagione 1968, lasciando così New York senza una squadra pro soccer.

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